Premio Valcellina Award 2003 – Concorso Internazionale d’Arte Tessile 4° ed.

GIURIA / JURY
Angelo Bertani – Critico e direttore artistico di Hicetnunc / Curator and artistic director of Hicetnunc
Alessandra Fanelli – Giornalista e deputy editor della rivista internazionale di design Modo / Journalist and deputy-editor of international design magazine Modo
Renate Maak – Artista tessile e Direttrice del Simposio Internazionale di Graz, Austria / Fiber artist, curator of International Fiber Art Symposium, Graz, A
Lydia Predominato – Artista tessile e docente dell’Accademia di Moda Koefia di Roma, I / Fiber artist, professor at Koefia International Fashion Accademy, Rome, I
Mimmo Totaro – Archidetto e artista tessile e curatore del Miniartextil di Como, I / Architect, fiber artist, curator of Miniartextil, Como, I
Gina Morandini – Artista tessile e curatrice del Premio Valcellina / Fiber artist, Valcellina Award curator

PREMI – ARTISTI SELEZIONATI – OPERE / PRIZES – SELECTED ARTISTS – WORKS
PRIMO PREMIO / FIRST PRIZE
Eva Holubiková – Bagno divertente / Fun bath

SECONDO PREMIO / SECOND PRIZE
Anna Pieta – Senza titolo / Untitle

SECONDO PREMIO / SECOND PRIZE
Yeasun Shin – Eutrofizzazione / Eutrophication

TERZO PREMIO / THIRD PRIZE
Ettore Tomas – Lamortelavita / Deathlife

PREMIO SPECIALE FRIULI VENEZIA GIULIA / FRIULI VENEZIA GIULIA PRIZE
Elisa Dreossi – Specchi dell’anima / Mirrors of the soul

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Mela Boev – L’anima (Piccole paure) / Soul (Petty fears)

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Jennifer Jeon – Viaggio personale, 1999 (Un anno dopo) / Personal journey, 1999

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Giuseppe Scala – Madame X

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Anne Storgard Petersen – Panini aperti / Open sandwiches

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Anna Rubin – Il tuo recinto / Your fances


Sedef Acar – Genesi / Genesis
Maria Antonietta Arnal Parada – Senza titolo / Untitle
Palmaletizia Barbato – Macina…RE / Grinding King
Margherita Carraio – Salomè
Victoria Carruthers – Flusso di fili / Flossed
Sarah Corona – Le ombre della vita / Life’s shadows
Elisa Costella – Accorpamenti / Grouping together
Valerio Cravero – Ground Zero
Cristiana Di Nardo – Mi sono sentita natura / I felt green
Maria Antonietta – Frisenda – Lacerazione / Tearing
Bean Gilsdorf – Mareada
Ainsley Hillard – Scioglimento inconscio / Unravelling unconcious
Filo Filò – Le tessere feltrate / Felt tesserae
Emma Johnstone – Percorso a Meandro / Meandering
Sunna Maria Kangas – Io sono vero? / I am, am I
Anna Krasowska – Il mio paesaggio / My landscape
Jane Lavery – Elenchi 1 / List 1
Marta Anna Licwinko – Trasformazione / Trasformation
Ingvill Maus – Cuba, decadenza e nostalgia / Cuba, decay and nostalgia
Francesca Messina – Legami / Ties
Lucia Pagliucca – Oltre lo sguardo dell’uomo / Beyound Man’s Sight
Krisztina Pogány – Il vestito / The dress
Nadia Puricelli – Rugissant tissage / Regissant tissage
Alessandra Ruo – Crisalide / Chrysalis
Victoria Smith – Eredità / Inheritance
Tomasz Szades – In costruzione / Under constraction
Valentina Stefánescu – Infiorescenza / Inflorescence
Vi Thang – Coda – Che storia stai ascoltando? / Queue – Wich story are you hearing?
Claudia Valenti – Promessa d’infanzia / Childhood promise
Lucia Vedovi – Sudarium 2K
Anna Yepremyan – Manoscritto con punti arancio / Manuscript with orange dots

SAGGIO CRITICO / CRITICAL ESSAY

Da Penelope ad Arianna. La Fiber Art come sfida al labirinto
di Angelo Bertani
Se è vero che il mito e uno dei modi di dare senso al reale, si potrebbe dire in passato la figura di Penelope ben si prestava ad essere assunta a simbolo di tulle le arti tessili, se non altro per sua eroica perseveranza nell’ordire l’inganno senza fine che teneva lontani i pretendenti, lei comunque fedele nell’attesa del ritorno di Odisseo, il suo altrettanto eroico marito. Ma come non vedere in quella strategia e in ogni altra tenace costruzione della trama e dell’ordito la volontà, magari ben dissimulata da gesto quotidiano, di contrapporre la la sicurezza all’insicurezza, l’ordine alla casualità, il kosmos al chaos. Infatti le coordinate tessili sono interpretabili come le più evidenti rappresentazioni metaforiche dell’esistenza quale ricerca di stabilità, di certezze e di valori condivisi.
Proprio per questo la figura omerica di Penelope poteva pure significare la ferma convinzione che le tradizionali coordinate dell’agire umano valevano come difesa nei confronti di tutto ciò che minacciava un equilibrio e un significato esistenziale faticosamente raggiunti. Del resto, in passato, la cadenza e la ritualità del gesto finivano con l’inserire tra la traina e l’ordito una concezione rassicurante del tempo come durata che si ergeva a difesa contro ogni pericolo che potesse provenire dal destino o dal caso.
Tuttavia l’uomo contemporaneo non gode più di queste sicurezze e di queste difese. La realtà, da ordinata qual era secondo il cardo e il decumano di visioni del mondo ritenute immutabili, si è ormai trasformata in un labirinto che ciascuno di noi è chiamato a percorrere al fine di trovare una propria verità, sia pure fragile e contingente. E se la trama e l’ordito della nostra esistenza non possono essere certi e lineari, dobbiamo allora assumere consapevolezza che il nostro viaggio deve percorrere altre vie, certo più tortuose e difficili, in cui il rischio di disorientarsi e perdersi diviene maggiore. Ecco allora che il mito più pertinente alla realtà odierna, specie nel campo artistico, non è tanto quello che fa riferimento alla paziente tenacia di Penelope quanto piuttosto all’astuzia appassionata di Arianna che ha permesso a Teseo di uccidere il Minotauro e di uscire vittorioso dal labirinto. Giovarsi oggi del filo di Arianna vuol dire essere in grado di orientarsi nell’ambito di una realtà sempre più articolata e complessa nei riguardi della quale non possono valere i soli
strumenti tradizionali. Allo stesso modo nell’arte, dove non esistono più i generi, e le tecniche non valgono per se stesse ma in rapporto allo scopo comunicativo che ci si prefigge, sfidare il labirinto significa anche entrare in una condizione di esplorazione che e di volta in volta ricerca di senso attraverso la sperimentazione e la conquista di forme diverse.
In fondo, proprio questo insieme di considerazioni ha guidato la giuria nella selezione delle opere ammesse alla quarta edizione del Premio Valcellina, la prima internazionale, dedicato all’arte tessile. Infatti quest’anno si e ritenuto dl dover segnalare in particolar modo non tanto o non solo la fedeltà alle tecniche tradizionali quanto un’interpretazione allargata, flessibile e duttile della Fiber Art. Naturalmente non si è caduti nell’ingenuità di premiare la stravaganza fine a se stessa, così come non ci si è mantenuti a tutti i costi ancorati a parametri di tipo accademico o tradizionale. Si è voluto invece esplorare proprio la zona limite che distingue e al tempo stesso non distingue la Fiber Art da altre forme d’arte. A fare da guida alla giuria è stato il filo di Arianna della qualità e della significanza delle opere in rapporto all’oggi, alla sensibilità e alla problematicità contemporanee. Con ciò non si è voluto davvero rinnegare il passato, la sapienza costruttiva tradizionale e cadere nell’indistinto per qualche velleità banalmente modaiola. Piuttosto si è inteso ribadire una scelta culturale che apre nuove prospettive invece di favorire una chiusura difensiva, che invita al confronto invece di coltivare il preconcetto nei riguardi di ogni possibile contaminazione. Certo, nel percorrere il labirinto delle forme artistiche contemporanee il Premio Valcellina ha imboccato una strada innovativa e per questo non facile e garantita: la Fiber Art dovrà saper recepire in nuovo senza però perdere una propria specificità, sia pure nella consapevolezza che ogni identità non è data una volta per tutte. Ma se non ci fosse nulla da esplorare non ci sarebbe neppure la necessità dell’esplorazione: e dunque è sempre meglio muoversi in un labirinto vitale che celebrare inutilmente un cumulo di polvere.