Premio Valcellina Award 2014 Concorso Internazionale d’Arte Tessile Contemporanea 9° ed. – The Double

GALLERIA FOTOGRAFICA / PHOTO GALLERY

GIURIA / JURY

Francesca Agostinelli, critica d’arte e docente
Andrea Bruciati, storico dell’arte e curatore
Renata Pompas, direttrice del corso Digital Textile Design presso AFOL Moda di Milano, giornalista e saggista
Carlo Vidoni, artista e docente
Marina Bastianello, gallerista

PREMI – ARTISTI SELEZIONATI – OPERE / PRIZES – SELECTED ARTISTS – WORKS

PRIMO PREMIO / FIRST PRIZE

Chiung-Yi Chung, Taiwan (R.O.C.), con l’opera Face to Face but also Back to Back, per la complessità dell’installazione, la contemporaneità dell’espressione artistica e l’originalità dei rimandi. Borsa di studio presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna.

SECONDO PREMIO / SECOND PRIZE

Livia Ugolini, Italia, con l’opera L’un l’altro, per l’equilibrio compositivo, la classicità e la delicatezza dell’esecuzione. Borsa di studio presso Fondazione Lisio di Firenze.

TERZO PREMIO / THIRD PRIZE

Ying-Ting Chen, Taiwan (R.O.C.), con l’opera 12 Different Collars on the Skin, per la ricchezza visiva, la fusione di tradizione e modernità e l’appartenenza culturale riattualizzata. Borsa di studio presso Accademia d’Alta moda e del Costume Koefia di Roma.

PREMIO CALIMALA/ CALIMALA PRIZE

Rachele Sabatino, Italia, con l’opera In-finito.

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Valerio Niccacci Ass. Culturale Comitato di salute pubblica con l’opera Scucimi

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Wei-Jen Cheng con l’opera Geology

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Yana Drumeva con l’opera Doppia identità

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Aleksandra Janz con l’opera Banner

Magdalena Kleszyńska – Untitled (Rust – mosaic)

Ying-ting Chen – 12 Different Collars on the Skin

Zane Kokina – Storie infinite delle scarpe sole

Sanae Hatano – The fall of imagination

Francesca Deplano – L’attesa dell’arrivo

Anna Rose – Bosco-Città

Melissa Magnani – Noi Due

Laura Guerinoni – Cellula

Jenine Shereos – Leaf

Livia Ugolini – L’un l’altro

Alice Gregori – DenimNovation

Nana Hamada – Seamless Dress

Rubin Koldashi / Roberta Del Tin – Il reale non reale

Rachele Sabatino – In-finito

Valerio Niccacci / Comitato di salute pubblica – Scucimi

Wona Cho – Fictitious #1

Wei Jen Cheng – Geology

Eugenia Daniela Pistol – The Search

Ewa Knapinska – On the borderline of drawing. The Merging

Chiung-Yi Chung – Face to face but also back to back

Aleksandra Janz – Banner

Yana Drumeva – Doppia identità

Justina Monceviciute – Growing shadow series. Grey Scale Embroideries

Alexandra Herta – Codex

SAGGI / ESSAY

All that remains is a furious sense of foolhardiness
di Andrea Bruciati

Ogni biennio, grazie al Premio Valcellina, colgo l’occasione per ricordarmi della leggerezza e la forza che contraddistingue questa pratica creativa e, di concerto, un artista fondamentale per la ricerca degli ultimi decenni quale Alighiero Boetti, soprattutto dalla lettura che ne fece Italo Calvino. Per l’intellettuale la gravità senza peso è impersonata dalle gambe leggere del poeta stilnovista Guido Cavalcanti, che salta agilmente gli ostacoli della lingua, della vita, fuor di metafora. Uno degli aspetti in cui la leggerezza è indicata da Calvino è nella connessione tra melanconia e umorismo. La melanconia pensante invece di portare ad uno stallo, a una passività, si trasforma in una spinta ironica, la ricerca di un’alternativa giocosa, che conduce all’atto creativo.
La leggerezza, per Calvino pertanto si associa sempre alla precisione e alla determinazione, dati che ho riscontrato in più di una delle opere presentate quest’anno al Premio, che hanno un’unica connotazione geopolitica: l’Estremo Oriente, Taiwan in primis e Giappone. Se per l’artista italiano questa precisione di linguaggio era associata ad una indeterminazione di mezzi impiegati per arrivare all’opera, ad un’apertura a più voci e più mani per uno sforzo personale e collettivo insieme che gli permetteva di ottenere risultati plurimi, diversa è la leggerezza per le autrici da me segnalate, che è invece frutto di un lavoro analitico in cui la ricchezza di una pratica e di una tradizione tessile altra è costantemente al centro dell’opera. Per Boetti si trattava di opera aperta, intesa quale sintomo linguistico volto all’alleggerimento di un processo psicologico, che si attuava sempre in questa condivisione, mentre, pur nella stratificazione dei rimandi culturali, per Chiung –Yi Chung, Ying -Ting Chen, Wei-Jen Cheng e Nana Hamada il lavoro è sempre frutto di una certosina presa di coscienza diretta, confuciana forse, dove il manufatto è emanazione ed involucro metaforico dell’essere.
In un ipotetico dialogo a distanza fra cultura italiana e queste giovani ricerche segnalo pertanto le seguenti quattro autrici, accomunate da un’attitudine innovativa e sperimentale ma dal sapore antico.
In Face to Face, but also Back to Back di Chiung – Yi Chung (1987) il tema della casa è indicizzato in ogni sua caratteristica: dall’architettura scarnificata ma pienamente riuscita nella sua funzione simbolica, al compito del soggetto specchiante con le sue variazioni cromatiche e il gioco delle personalità multiple. L’arte tessile occupa ogni anfratto, ogni struttura, leggera ma portante, decisa e insieme lieve per un diverso concetto di habitus. Il rimando iconografico per noi occidentali è Michelangelo Pistoletto ma tutto viene affrontato in modo lirico, quasi fosse prodotto da un refolo di vento.
Prossima, ma di certo ancora più legata alla tradizione del vestire, è la prova convincente di Ying -Ting Chen (1985) con 12 Different Collars in the Skin: qui il passaggio corporeo del tessuto ad una sfera ambientale risulta quasi defisicizzato, pur nella sua assertività. Non paga della preziosità dei tessuti, l’artista si riappropria esteticamente del campo pittorico mediante cuciture meccaniche invasive rendendo lo schermo abito una sorta di display astratto e compulsivo al contempo. La fascinazione metafisica per un indumento inservibile viene ribadita dai colletti ricamati, unico punto di connessione con un essere vivente iridescente che di umano sembra oramai aver ben poco. Qui, sempre ritornando alla nostra memoria, sembra Domenico Gnoli il grande maestro cui si fa riferimento.
Si parla invece di involucro come massa inerme per il seducente Geology di Ying -Ting Chen (1989) che propone un volume a baccello dall’impasto lavico. Qui il lavoro è interamente sviluppato per addizioni e bruciature che erodono la materia ctonia incandescente secondo una simbiosi con Madre Natura che risulta lapalissiana negli shooting presentati con la modella. Il rimando ad una organicità comunque selvaggia, quasi primitiva nella sua basicità e crudezza, fa sì che sia Alberto Burri, il nome a noi più prossimo.
Ultima ma non in ordine di importanza è infine la prova della giapponese Nana Hamada (1983) con Seamless Dress, che sembra proporsi quale negativo dell’opera testé menzionata di Ying -Ting Chen. Qui il vestito è sviluppato in negativo e quale frammento ultimo di quella corrosione che priva il tessuto della sua ragion d’essere . Brandelli leucofili di un qualcosa che è stato, memoria di un corpo che non lo possiede più… e il rimando è a quelle scarpette intrecciate, lasciate sul bagnasciuga di Amalfi da Marisa Merz.

All that remains is a furious sense of foolhardiness
by Andrea Bruciati

Every two years I take this opportunity to recall the lightness and strength that mark the creative activity of the Valcellina Award. Alighiero Boetti is a fundamental artist to the research of the last decades, and especially through Italo Calvino’s interpretation.
For the intellectual, the weightless gravity is represented by Guido Cavalcanti, the stilnovo poet who easily and simply overcomes the obstacles of language and life. The connection between melancholy and humor are at the basis of Calvino’s lightness. Melancholy yields to an ironic impulse, a quest for a playful alternative, and ultimately to the creative act.
According to Calvino, lightness is therefore associated with precision and determination. I have noted these two qualities in numerous works presented in this year’s Award, from the Far East, Taiwan and Japan. For the Italian artist this precision of language is associated with the indefiniteness of the medium, open to different suggestions in creating a personal and at the same time collective and complex result. Instead, for the Asian artists the concept of lightness is different: it is seen in their works as a synthesis of rich craftsmanship and a different textile tradition.
Boetti considered his “open work” as a linguistic symptom aimed at rendering psychological processes lighter. The works of Chiung-Yi Chung, Ying-Ting Chen, Wei-Jen Cheng, and Nana Hamada are the result of a painstaking, direct, Confucian approach, where the artifact is an emanation and metaphoric container of the being. In a hypothetic dialogue between the Italian culture and this new research, these four artists show an innovative, experimental and at the same time ancient-rooted approach.
In Face to Face and in Back to Back by Chiung – Yi Chung (1987) the main theme is treated in all its characteristics: from its skeleton architecture, fully accomplished in its symbolic function, to the mirroring subject with its chromatic variations and the interplay of the multiple personalities. Textile art is present in every corner and in each structure. It is at the same time light but also support, strong and gentle, and offers a different concept of habitus. For us Westerners Michelangelo Pistoletto is the iconographic reference. Everything is treated in a lyric manner, almost as if produced by a gust of wind.
Ying -Ting Chen’s (1985) 12 Different Collars in the Skin is a forceful work, tightly connected to the apparel tradition. Here, as the fabric passes from the body to the environment, it almost loses its physical characteristics although still remaining assertive. The artist seems not to be satisfied with her precious fabrics and esthetically takes possession of the pictorial dimension by introducing the sewing machine. The garment becomes a screen, a sort of abstract and compulsive display. The metaphysical fascination of a garment that cannot be worn is stressed by the embroidered collars that are the only connecting element with an almost non-human human iridescent being. In this connection, we recall Domenico Gnoli.
We can speak of a hull, that is, a defenseless mass, when considering Ying -Ting Chen’s (1989) enticing Geology. She presents an empty volume made of a lava-like material. Her work consists of additions and burnings that wear away the scorching earthly material. It is almost a symbiosis with Mother Nature, very clearly visible in the shootings presented by the model. The reference to a wild organic ensemble that is primitive in its basic and hard elements brings Alberto Burri to mind.
Last but not least is the Japanese artist Nana Hamada (1983) with her Seamless Dress. Her work seems to be the negative of the work of Ying -Ting Chen. Here we have the negative of a dress, almost a fragment resulting from a corroded useless fabric. Leucophilic rags that hint at something no longer existing and memories of a body that no longer wears it recall the intertwined little shoes left on the Amalfi shore by Marisa Merz.

Dai maestri ai giovani artisti
di Renata Pompas

La IX edizione del Premio Valcellina mi vede per la terza volta membro di Giuria, per premiare i più meritevoli tra i 25 giovani artisti che hanno superato la prima selezione tra quanti desideravano partecipare, e a seguito della quale potranno mostrare le loro opere al giudizio internazionale dei sempre numerosi e competenti frequentatori della Mostra.
In questi diciotto anni di vita il Premio Valcellina ha richiamato l’attenzione di artisti provenienti da tutto il mondo e anche quest’anno espone opere che testimoniano la presenza e lo sviluppo della Fiber Art in molti Paesi, dove importanti e famosi artisti sono stati i pionieri, e spesso i docenti ,di questa espressione artistica.
La Fiber Art nel mondo si è diffusa a macchia di leopardo dagli anni Sessanta: nell’Europa dell’Est, dove dopo la Seconda Guerra Mondiale le Accademie di Belle Arti prive di materiali nobili hanno promosso per prime la tridimensionalità monumentale usando fibre al posto del marmo e del bronzo; nell’Europa Occidentale, dove gli insegnamenti della Bahaus da una parte, e la diffusione della polimatericità nell’arte d’avanguardia dall’altra, hanno aperto nuove strade espressive; in America, dove gli insegnamenti di Annie Albers hanno elevato l’artigianato tessile a forma di arte e in Oriente, dove la particolare tradizione della fabbricazione della carta e le diverse raffinate tecniche della tintura a mano sono state elevate a espressione artistica.
Scorrendo l’elenco della nazionalità di provenienza dei giovani artisti, trovo che: Magdalena Kleszyńska, Ewa Knapinska e Aleksandra Janz provengono dalla Polonia, paese che ha conosciuto le sculture tessili realizzate con fibre grezze tinte a mano di Magdalena Abakanowicz, un’artista celebrata in tutto il mondo e dove ancora oggi la Textile Art Triennial – Łódź mantiene vivo lo spirito del movimento.
Eugenia Daniela Pistol e Alexandra Herta provengono dalla Romania, dove l’Accademia di Bucarest si chiama ancora oggi Academy of Fine Arts, Fiber & Tapestry Design e dove gli arazzi polimaterici di Ritzi e Peter Jacobi hanno portato alla ribalta internazionale questo tipo di espressione.
In Bulgaria è nata Yana Drumeva, paese che promuove la Fiber Art nell’Accademia di Belle Arti di Sofia e che, tramite il suo professore Assadour Markarov, è tra gli organizzatori della Triennale di Fiber Art di Hangzhou, in Cina.
Dalla Germania arriva Justina Monceviciute, dove forse ha conosciuto l’opera dei coniugi Jacobi che si trasferirono lì, importando nell’Europa occidentale la loro opera.
In Lettonia è nata Zane Kokina, a cui il Premio Valcellina ha organizzato una personale presso la sala Liberamente; la sua nazione promuove lo spirito tessile artigianale e l’arte applicata anche mediante attività espositive nelle Gallerie d’arte, nei Musei e nelle Istituzioni statali.
Come in tutte le edizioni precedenti anche quest’anno alcuni selezionati provengono dall’Estremo Oriente: dal Giappone Sanae Hatano che ora vive in Finlandia e Nana Hamada tuttora residente, nazione che si fece conoscere a Losanna per le innovative opere in polpa di carta dei suoi fiber artisti, realizzate con la compostezza e la cura dei giardini zen.
Wona Cho è nata in Corea, dove molti artisti storici si sono espressi valorizzando i tradizionali patchwork Bojagi, con trasparenze leggere e sovrapposizioni cromatiche.
Ying-ting Chen, Wei Jen Cheng e Chiung-Yi Chung sono di Taiwan, paese che ha sempre avuto una nutrita rappresentanza nelle passate edizioni del Premio, forse per l’esortazione delle sue Università.
Jenine Shereos viene dagli Stati Uniti, paese che è stato ricordato dalla mostra individuale che il Premio Valcellina ha offerto a Justin Randolph Thompson nella passata edizione.
Infine Francesca Deplano, Anna Rose, Melissa Magnani, Laura Guerinoni, Livia Ugolini, Alice Gregori, Rubin Koldashi, Rachele Sabatino, Roberta Del Tin, Valerio Niccacci sono i giovani selezionati residenti in Italia. Il Premio Valcellina ha fatto molto perché i Italia si conoscesse la Fiber Art: negli anni ha presentato nella sezione ‘a invito’ gli artisti storici italiani e la loro ricca e differenziata produzione, sempre all’insegna dell’armonia e della proporzione, prodigandosi affinché il loro insegnamento venisse tramandato; ha offerto spazi espositivi alle scuole partner e ha affiancato ai tre premi in denaro uno stage formativo di un mese presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e presso la Koefia di Roma.
Cosa oggi i giovani conoscano della storia del movimento della Fiber Art, quanto abbiano appreso dai maestri fondatori e cosa siano in grado di esprimere, formerà il giudizio dato dai visitatori della mostra.

From Masters to Young Artists
by Renata Pompas
It is the third time that I have served as a juror for the Valcellina Award. The jury of this ninth edition selected the best artists among the 25 young competitors who passed the first selection. They will, therefore, be entitled to present their work to the judgement of the ever more numerous, international and expert visitors to the Award exhibition.
During its eighteen years, the Valcellina Award has attracted the attention of artists from all over the world. This year, again, the works on display will testify to the presence and development of Fiber Art in many countries where important and well-known artists have been the pioneers and often teachers of this artistic expression.
Since the 1960s Fiber Art has been popular in Eastern Europe where following WWII the fine arts academies had little availability of noble materials and therefore were the first to promote monumental three-dimensional work using fibers instead of marble and bronze.
In Western Europe the Bauhaus teaching on the one hand and the prevalent use of mixed media in avant-garde art on the other opened up new expressive possibilities. In the Unites States the teachings of Annie Albers helped the textile craft become an art form. In the Far East the particular traditions of paper production and refined hand dying techniques resulted in artistic expressions.
Magdalena Kleszyńska, Ewa Knapinska and Aleksandra Janz come from Poland, the country where the world-known artist Magdalena Abakanowicz produced her textile sculptures made of hand dyed row fibers and where the Textile Art Triennial – Łódź keeps the spirit of this artistic movement alive.
Eugenia Daniela Pistol and Alexandra Herta come from Romania where the Bucarest Academy is still named Academy of Fine Arts, Fiber & Tapestry Design and where Ritzi e Peter Jacobi’s mixed media tapestries have promoted this kind of artistic expression on the international scene.
Yana Drumeva was born in Bulgaria, a country that promotes Fiber Art at the Fine Arts Academy in Sophia. His teacher is Assadour Markarov, one of the organizers of the Fiber Art Triennial in Hangzhou, China.
Justina Monceviciute comes from Germany where she probably saw the work of the Jacobi couple who moved to that country and presented their work to Western Europe.
Zane Kokina was born in Latvia. The Valcellina Award organization has offered her a solo exhibition in the Liberamente hall. Latvia promotes craft textiles and applied art also by means of exhibitions in art galleries, museums, and state institutions.
As was the case in the previous editions, also this year a number of the seleced artists come from the Far East.
Both Nana Hamada and Sanae Hatano were born in Japan (Hatano now lives in Finland). Japanese work came to public attention in Lausanne for the fiber artists’ innovative paper pulp works that were created with the care and composure typical of zen gardens.
Wona Cho was born in Korea where many historical artists have chosen to use and promote the traditional Bojagi patchwork with light transparencies and chromatic overlapping.
Ying-ting Chen, Wei Jen Cheng, and Chiung-Yi Chung come from Taiwan, a country that sent many artists to the previous editions of the Valcellina Award probably encouraged by the universities.
Janine Shereos comes from the United States, as did Justin Randolph Thompson, who was offered a solo exhibition in the last edition of the Valcellina Award.
In conclusion, the young artists residing in Italy: Francesca Deplano, Anna Rose, Melissa Magnani, Laura Guerinoni, Livia Ugolini, Alice Gregori, Rubin Koldashi, Rachele Sabatino, Roberta Del Tin, Valerio Niccacci. The Valcellina Award has worked to spread the knowledge of Fiber Art in Italy: In the past years it invited historical artists to present their rich and diversified production, characterized by harmony and proportion, for the purpose of passing down their teaching to the younger generation. The Award has given its partner schools exhibition spaces, and awarded money prizes and internships to the Bologna Fine Arts Academy and the Koefia Fashion Academy, Rome.
Visitors to the exhibition will see how the young artists address the history of Fiber Art, what they have learnt from the founding masters, and what they are able to express.

Cantare l’arte tessile
di Francesca Agostinelli

L’arte tessile si configura come territorio creativo dalle possibilità infinite: la pluralità dei materiali, e delle tecniche offre ampiezze straordinarie e inutile risulta, come per lungo tempo si è fatto, definirne un argine in termini tecnico-espressivi o formali o in ultima analisi “linguistici” Questo suo porsi come dispositivo aperto, capace di dilatarsi e comprendere la pluralità, configura l’arte tessile come territorio contemporaneo sperimentale, sottratto agli steccati della “disciplina particolare”, dove tuttavia il valore dell’idea deve trovare traduzione in un dispositivo realizzativo nutrito di competenze certe, che consentono il corpo dell’opera nella sua dimensione ideativa, progettuale, realizzativa.
Ma se personalmente dovessi dire ciò che intorno al tessile muove il mio interesse direi anzitutto le strutture semplici che ne sono fondamento, da cui poi tutto si parte verso i territori pluridirezionali, mobili, interferenti, “possibili”, che caratterizzano la parte più viva della sperimentazione artistica contemporanea.
Partiamo allora dall’intreccio, dispositivo primo e meccanismo potentissimo, che dalla sua più semplice accezione conduce a sviluppi che richiedono saperi consapevoli, manualità evolute e pazienti. Ma l’interesse verso l’intreccio sta nel rilancio di senso cui si presta nella sua pur ovvia concettualizzazione: è facile individuare, nel principio su cui fonda, il superamento della dimensione puramente tessile per divenire metafora di ogni principio che regola il mondo visibile e non. L’intreccio incarna il principio stesso della relazione, che scende in campo a originare una situazione estetica quale risultante della dimensione dialogica degli elementi in gioco. Che al di là del materiale e del medium raccontano storie di partecipazione e coralità, di amori e passioni che si leggono in ogni punto cucito, in ogni filo ritorto e allacciato, in ogni intreccio, filo e nodo che qualsiasi materiale, purché flessibile, è in grado di offrire a questa dimensione vigile del contemporaneo.
C’è poi un’altra questione d’interesse particolare e che si riferisce ancora a un’origine. Questa volta dei materiali, accolti all’interno della fiber art seguendo un discrimine semplicissimo quanto rigoroso secondo cui tutto ciò che è flessibile è tessile. Insomma ciò che è rigido non va d’accordo col tessile e dietro al principio della flessibilità possiamo leggere metaforicamente l’orientamento verso un mondo fatto di relazione e reciprocità, di mutuo impegno nell’elaborare modelli di universi possibili, dove il soggettivismo cede il campo alla costruzione di qualcosa comune, che dovrà dirsi migliore di qualsiasi particolarismo e individualità.
Tutto questo meriterebbe ben più di questa mia attenzione. Di più merita certamente il senso di temporalità, di memoria e coralità, di pazienza e dono, di preghiera e canto di cui questo contemporaneo è capace.
Ma fermiamoci qua, al canto. Quale canto, dovessimo dire, risuona dall’arte tessile? Quale la forma musicale in grado di esprimere l’affondo di una origine e il suo giungere a noi attraverso il gesto piccolo trasmesso per generare grandi cose? Un canto semplice, che si lascia ascoltare e ancora porta l’eco di chi ha creduto nella libertà e nella fantasia per cambiare quanto dato e assegnato, per nascita e per destino, dalla vita.

The Song of Textile Art
by Francesca Agostinelli

Textile art is a creative realm open to infinite possibilities: The numerous materials and techniques employed permit an extraordinary range of applications. It is useless to set a fixed limit of technical, expressive or formal terms or linguistic parameters. Textile art, taken as an open field able to expand and contain multiple stimuli, deserves to be considered a contemporary experimental medium, freed from the boundaries of a particular discipline. At the same time, it must be able to express a complex idea based on a precise frame of reference that allows the work to assume its intended, planned, and appropriate form.
Personally, what attracts me to textile art are the simple structures that are fundamental to this art, and which allow all possible choices, giving origin to those complex, flexible, overlapping possibilities that connote the most exuberant side of contemporary artistic experimentation.
Fundamental is the act of intertwining, that is, the first and very powerful action that becomes an intentional craft and a patient and sophisticated manuality. However, my interest in the basic intertwining lies in the intrinsic significance contained in its obvious conceptualization: on the basis of its principles, it is easy to see beyond the surface textile dimension and understand it as a metaphor of every principle that runs through the visible and non-visible world. The juxtaposition embodies the vey principle of that relationship between the elements that results in an aesthetic condition. At the basis of the different materials and media employed, there is participation and togetherness, love and passion; stories are contained in every stitched, twisted, interlaced and looped thread, yarn, knot, and every pliable material of this contemporary art.
A further point of interest relates to the materials that are accepted as fiber art and to the rigorous condition that only what is flexible can be considered textile. In other words, what is rigid cannot be textile. Behind the principle of flexibility, we can metaphorically refer to a world based on reciprocal relationships and a mutual pledge to offer models of a possible universe where subjectivism gives way to the construction of a common wealth certainly better than any particular personal approach and individuality.
The subject here considered certainly deserves more attention than I have given it. More consideration should be offered to the feeling of temporality, memory, and togetherness, patience and donation, prayer and song that this branch of contemporary art can evoke.
But let’s consider the song. What kind of song resounds inside textile art? Which musical form is able to express the impact its origin has on us along with the fact that it reaches us thorough the small gestures that have generated great results? It will no doubt be a simple song that can be easily listened to, and still echoes of those who believed in freedom and imagination in order to change what life had assigned to them by birth and fate.