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Premio Valcellina Award 2014 - 9° ed. -The double

Premio Valcellina Award 2014 Concorso Internazionale d’Arte Tessile Contemporanea 9° ed. – The Double

GALLERIA FOTOGRAFICA / PHOTO GALLERY

GIURIA / JURY

Francesca Agostinelli, critica d’arte e docente
Andrea Bruciati, storico dell’arte e curatore
Renata Pompas, direttrice del corso Digital Textile Design presso AFOL Moda di Milano, giornalista e saggista
Carlo Vidoni, artista e docente
Marina Bastianello, gallerista

PREMI – ARTISTI SELEZIONATI – OPERE / PRIZES – SELECTED ARTISTS – WORKS

PRIMO PREMIO / FIRST PRIZE

Chiung-Yi Chung, Taiwan (R.O.C.), con l’opera Face to Face but also Back to Back, per la complessità dell’installazione, la contemporaneità dell’espressione artistica e l’originalità dei rimandi. Borsa di studio presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna.

SECONDO PREMIO / SECOND PRIZE

Livia Ugolini, Italia, con l’opera L’un l’altro, per l’equilibrio compositivo, la classicità e la delicatezza dell’esecuzione. Borsa di studio presso Fondazione Lisio di Firenze.

TERZO PREMIO / THIRD PRIZE

Ying-Ting Chen, Taiwan (R.O.C.), con l’opera 12 Different Collars on the Skin, per la ricchezza visiva, la fusione di tradizione e modernità e l’appartenenza culturale riattualizzata. Borsa di studio presso Accademia d’Alta moda e del Costume Koefia di Roma.

PREMIO CALIMALA/ CALIMALA PRIZE

Rachele Sabatino, Italia, con l’opera In-finito.

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Valerio Niccacci Ass. Culturale Comitato di salute pubblica con l’opera Scucimi

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Wei-Jen Cheng con l’opera Geology

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Yana Drumeva con l’opera Doppia identità

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Aleksandra Janz con l’opera Banner

Magdalena Kleszyńska – Untitled (Rust – mosaic)

Ying-ting Chen – 12 Different Collars on the Skin

Zane Kokina – Storie infinite delle scarpe sole

Sanae Hatano – The fall of imagination

Francesca Deplano – L’attesa dell’arrivo

Anna Rose – Bosco-Città

Melissa Magnani – Noi Due

Laura Guerinoni – Cellula

Jenine Shereos – Leaf

Livia Ugolini – L’un l’altro

Alice Gregori – DenimNovation

Nana Hamada – Seamless Dress

Rubin Koldashi / Roberta Del Tin – Il reale non reale

Rachele Sabatino – In-finito

Valerio Niccacci / Comitato di salute pubblica – Scucimi

Wona Cho – Fictitious #1

Wei Jen Cheng – Geology

Eugenia Daniela Pistol – The Search

Ewa Knapinska – On the borderline of drawing. The Merging

Chiung-Yi Chung – Face to face but also back to back

Aleksandra Janz – Banner

Yana Drumeva – Doppia identità

Justina Monceviciute – Growing shadow series. Grey Scale Embroideries

Alexandra Herta – Codex

SAGGI / ESSAY

All that remains is a furious sense of foolhardiness
di Andrea Bruciati

Ogni biennio, grazie al Premio Valcellina, colgo l’occasione per ricordarmi della leggerezza e la forza che contraddistingue questa pratica creativa e, di concerto, un artista fondamentale per la ricerca degli ultimi decenni quale Alighiero Boetti, soprattutto dalla lettura che ne fece Italo Calvino. Per l’intellettuale la gravità senza peso è impersonata dalle gambe leggere del poeta stilnovista Guido Cavalcanti, che salta agilmente gli ostacoli della lingua, della vita, fuor di metafora. Uno degli aspetti in cui la leggerezza è indicata da Calvino è nella connessione tra melanconia e umorismo. La melanconia pensante invece di portare ad uno stallo, a una passività, si trasforma in una spinta ironica, la ricerca di un’alternativa giocosa, che conduce all’atto creativo.
La leggerezza, per Calvino pertanto si associa sempre alla precisione e alla determinazione, dati che ho riscontrato in più di una delle opere presentate quest’anno al Premio, che hanno un’unica connotazione geopolitica: l’Estremo Oriente, Taiwan in primis e Giappone. Se per l’artista italiano questa precisione di linguaggio era associata ad una indeterminazione di mezzi impiegati per arrivare all’opera, ad un’apertura a più voci e più mani per uno sforzo personale e collettivo insieme che gli permetteva di ottenere risultati plurimi, diversa è la leggerezza per le autrici da me segnalate, che è invece frutto di un lavoro analitico in cui la ricchezza di una pratica e di una tradizione tessile altra è costantemente al centro dell’opera. Per Boetti si trattava di opera aperta, intesa quale sintomo linguistico volto all’alleggerimento di un processo psicologico, che si attuava sempre in questa condivisione, mentre, pur nella stratificazione dei rimandi culturali, per Chiung –Yi Chung, Ying -Ting Chen, Wei-Jen Cheng e Nana Hamada il lavoro è sempre frutto di una certosina presa di coscienza diretta, confuciana forse, dove il manufatto è emanazione ed involucro metaforico dell’essere.
In un ipotetico dialogo a distanza fra cultura italiana e queste giovani ricerche segnalo pertanto le seguenti quattro autrici, accomunate da un’attitudine innovativa e sperimentale ma dal sapore antico.
In Face to Face, but also Back to Back di Chiung – Yi Chung (1987) il tema della casa è indicizzato in ogni sua caratteristica: dall’architettura scarnificata ma pienamente riuscita nella sua funzione simbolica, al compito del soggetto specchiante con le sue variazioni cromatiche e il gioco delle personalità multiple. L’arte tessile occupa ogni anfratto, ogni struttura, leggera ma portante, decisa e insieme lieve per un diverso concetto di habitus. Il rimando iconografico per noi occidentali è Michelangelo Pistoletto ma tutto viene affrontato in modo lirico, quasi fosse prodotto da un refolo di vento.
Prossima, ma di certo ancora più legata alla tradizione del vestire, è la prova convincente di Ying -Ting Chen (1985) con 12 Different Collars in the Skin: qui il passaggio corporeo del tessuto ad una sfera ambientale risulta quasi defisicizzato, pur nella sua assertività. Non paga della preziosità dei tessuti, l’artista si riappropria esteticamente del campo pittorico mediante cuciture meccaniche invasive rendendo lo schermo abito una sorta di display astratto e compulsivo al contempo. La fascinazione metafisica per un indumento inservibile viene ribadita dai colletti ricamati, unico punto di connessione con un essere vivente iridescente che di umano sembra oramai aver ben poco. Qui, sempre ritornando alla nostra memoria, sembra Domenico Gnoli il grande maestro cui si fa riferimento.
Si parla invece di involucro come massa inerme per il seducente Geology di Ying -Ting Chen (1989) che propone un volume a baccello dall’impasto lavico. Qui il lavoro è interamente sviluppato per addizioni e bruciature che erodono la materia ctonia incandescente secondo una simbiosi con Madre Natura che risulta lapalissiana negli shooting presentati con la modella. Il rimando ad una organicità comunque selvaggia, quasi primitiva nella sua basicità e crudezza, fa sì che sia Alberto Burri, il nome a noi più prossimo.
Ultima ma non in ordine di importanza è infine la prova della giapponese Nana Hamada (1983) con Seamless Dress, che sembra proporsi quale negativo dell’opera testé menzionata di Ying -Ting Chen. Qui il vestito è sviluppato in negativo e quale frammento ultimo di quella corrosione che priva il tessuto della sua ragion d’essere . Brandelli leucofili di un qualcosa che è stato, memoria di un corpo che non lo possiede più… e il rimando è a quelle scarpette intrecciate, lasciate sul bagnasciuga di Amalfi da Marisa Merz.

All that remains is a furious sense of foolhardiness
by Andrea Bruciati

Every two years I take this opportunity to recall the lightness and strength that mark the creative activity of the Valcellina Award. Alighiero Boetti is a fundamental artist to the research of the last decades, and especially through Italo Calvino’s interpretation.
For the intellectual, the weightless gravity is represented by Guido Cavalcanti, the stilnovo poet who easily and simply overcomes the obstacles of language and life. The connection between melancholy and humor are at the basis of Calvino’s lightness. Melancholy yields to an ironic impulse, a quest for a playful alternative, and ultimately to the creative act.
According to Calvino, lightness is therefore associated with precision and determination. I have noted these two qualities in numerous works presented in this year’s Award, from the Far East, Taiwan and Japan. For the Italian artist this precision of language is associated with the indefiniteness of the medium, open to different suggestions in creating a personal and at the same time collective and complex result. Instead, for the Asian artists the concept of lightness is different: it is seen in their works as a synthesis of rich craftsmanship and a different textile tradition.
Boetti considered his “open work” as a linguistic symptom aimed at rendering psychological processes lighter. The works of Chiung-Yi Chung, Ying-Ting Chen, Wei-Jen Cheng, and Nana Hamada are the result of a painstaking, direct, Confucian approach, where the artifact is an emanation and metaphoric container of the being. In a hypothetic dialogue between the Italian culture and this new research, these four artists show an innovative, experimental and at the same time ancient-rooted approach.
In Face to Face and in Back to Back by Chiung – Yi Chung (1987) the main theme is treated in all its characteristics: from its skeleton architecture, fully accomplished in its symbolic function, to the mirroring subject with its chromatic variations and the interplay of the multiple personalities. Textile art is present in every corner and in each structure. It is at the same time light but also support, strong and gentle, and offers a different concept of habitus. For us Westerners Michelangelo Pistoletto is the iconographic reference. Everything is treated in a lyric manner, almost as if produced by a gust of wind.
Ying -Ting Chen’s (1985) 12 Different Collars in the Skin is a forceful work, tightly connected to the apparel tradition. Here, as the fabric passes from the body to the environment, it almost loses its physical characteristics although still remaining assertive. The artist seems not to be satisfied with her precious fabrics and esthetically takes possession of the pictorial dimension by introducing the sewing machine. The garment becomes a screen, a sort of abstract and compulsive display. The metaphysical fascination of a garment that cannot be worn is stressed by the embroidered collars that are the only connecting element with an almost non-human human iridescent being. In this connection, we recall Domenico Gnoli.
We can speak of a hull, that is, a defenseless mass, when considering Ying -Ting Chen’s (1989) enticing Geology. She presents an empty volume made of a lava-like material. Her work consists of additions and burnings that wear away the scorching earthly material. It is almost a symbiosis with Mother Nature, very clearly visible in the shootings presented by the model. The reference to a wild organic ensemble that is primitive in its basic and hard elements brings Alberto Burri to mind.
Last but not least is the Japanese artist Nana Hamada (1983) with her Seamless Dress. Her work seems to be the negative of the work of Ying -Ting Chen. Here we have the negative of a dress, almost a fragment resulting from a corroded useless fabric. Leucophilic rags that hint at something no longer existing and memories of a body that no longer wears it recall the intertwined little shoes left on the Amalfi shore by Marisa Merz.

Dai maestri ai giovani artisti
di Renata Pompas

La IX edizione del Premio Valcellina mi vede per la terza volta membro di Giuria, per premiare i più meritevoli tra i 25 giovani artisti che hanno superato la prima selezione tra quanti desideravano partecipare, e a seguito della quale potranno mostrare le loro opere al giudizio internazionale dei sempre numerosi e competenti frequentatori della Mostra.
In questi diciotto anni di vita il Premio Valcellina ha richiamato l’attenzione di artisti provenienti da tutto il mondo e anche quest’anno espone opere che testimoniano la presenza e lo sviluppo della Fiber Art in molti Paesi, dove importanti e famosi artisti sono stati i pionieri, e spesso i docenti ,di questa espressione artistica.
La Fiber Art nel mondo si è diffusa a macchia di leopardo dagli anni Sessanta: nell’Europa dell’Est, dove dopo la Seconda Guerra Mondiale le Accademie di Belle Arti prive di materiali nobili hanno promosso per prime la tridimensionalità monumentale usando fibre al posto del marmo e del bronzo; nell’Europa Occidentale, dove gli insegnamenti della Bahaus da una parte, e la diffusione della polimatericità nell’arte d’avanguardia dall’altra, hanno aperto nuove strade espressive; in America, dove gli insegnamenti di Annie Albers hanno elevato l’artigianato tessile a forma di arte e in Oriente, dove la particolare tradizione della fabbricazione della carta e le diverse raffinate tecniche della tintura a mano sono state elevate a espressione artistica.
Scorrendo l’elenco della nazionalità di provenienza dei giovani artisti, trovo che: Magdalena Kleszyńska, Ewa Knapinska e Aleksandra Janz provengono dalla Polonia, paese che ha conosciuto le sculture tessili realizzate con fibre grezze tinte a mano di Magdalena Abakanowicz, un’artista celebrata in tutto il mondo e dove ancora oggi la Textile Art Triennial – Łódź mantiene vivo lo spirito del movimento.
Eugenia Daniela Pistol e Alexandra Herta provengono dalla Romania, dove l’Accademia di Bucarest si chiama ancora oggi Academy of Fine Arts, Fiber & Tapestry Design e dove gli arazzi polimaterici di Ritzi e Peter Jacobi hanno portato alla ribalta internazionale questo tipo di espressione.
In Bulgaria è nata Yana Drumeva, paese che promuove la Fiber Art nell’Accademia di Belle Arti di Sofia e che, tramite il suo professore Assadour Markarov, è tra gli organizzatori della Triennale di Fiber Art di Hangzhou, in Cina.
Dalla Germania arriva Justina Monceviciute, dove forse ha conosciuto l’opera dei coniugi Jacobi che si trasferirono lì, importando nell’Europa occidentale la loro opera.
In Lettonia è nata Zane Kokina, a cui il Premio Valcellina ha organizzato una personale presso la sala Liberamente; la sua nazione promuove lo spirito tessile artigianale e l’arte applicata anche mediante attività espositive nelle Gallerie d’arte, nei Musei e nelle Istituzioni statali.
Come in tutte le edizioni precedenti anche quest’anno alcuni selezionati provengono dall’Estremo Oriente: dal Giappone Sanae Hatano che ora vive in Finlandia e Nana Hamada tuttora residente, nazione che si fece conoscere a Losanna per le innovative opere in polpa di carta dei suoi fiber artisti, realizzate con la compostezza e la cura dei giardini zen.
Wona Cho è nata in Corea, dove molti artisti storici si sono espressi valorizzando i tradizionali patchwork Bojagi, con trasparenze leggere e sovrapposizioni cromatiche.
Ying-ting Chen, Wei Jen Cheng e Chiung-Yi Chung sono di Taiwan, paese che ha sempre avuto una nutrita rappresentanza nelle passate edizioni del Premio, forse per l’esortazione delle sue Università.
Jenine Shereos viene dagli Stati Uniti, paese che è stato ricordato dalla mostra individuale che il Premio Valcellina ha offerto a Justin Randolph Thompson nella passata edizione.
Infine Francesca Deplano, Anna Rose, Melissa Magnani, Laura Guerinoni, Livia Ugolini, Alice Gregori, Rubin Koldashi, Rachele Sabatino, Roberta Del Tin, Valerio Niccacci sono i giovani selezionati residenti in Italia. Il Premio Valcellina ha fatto molto perché i Italia si conoscesse la Fiber Art: negli anni ha presentato nella sezione ‘a invito’ gli artisti storici italiani e la loro ricca e differenziata produzione, sempre all’insegna dell’armonia e della proporzione, prodigandosi affinché il loro insegnamento venisse tramandato; ha offerto spazi espositivi alle scuole partner e ha affiancato ai tre premi in denaro uno stage formativo di un mese presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e presso la Koefia di Roma.
Cosa oggi i giovani conoscano della storia del movimento della Fiber Art, quanto abbiano appreso dai maestri fondatori e cosa siano in grado di esprimere, formerà il giudizio dato dai visitatori della mostra.

From Masters to Young Artists
by Renata Pompas
It is the third time that I have served as a juror for the Valcellina Award. The jury of this ninth edition selected the best artists among the 25 young competitors who passed the first selection. They will, therefore, be entitled to present their work to the judgement of the ever more numerous, international and expert visitors to the Award exhibition.
During its eighteen years, the Valcellina Award has attracted the attention of artists from all over the world. This year, again, the works on display will testify to the presence and development of Fiber Art in many countries where important and well-known artists have been the pioneers and often teachers of this artistic expression.
Since the 1960s Fiber Art has been popular in Eastern Europe where following WWII the fine arts academies had little availability of noble materials and therefore were the first to promote monumental three-dimensional work using fibers instead of marble and bronze.
In Western Europe the Bauhaus teaching on the one hand and the prevalent use of mixed media in avant-garde art on the other opened up new expressive possibilities. In the Unites States the teachings of Annie Albers helped the textile craft become an art form. In the Far East the particular traditions of paper production and refined hand dying techniques resulted in artistic expressions.
Magdalena Kleszyńska, Ewa Knapinska and Aleksandra Janz come from Poland, the country where the world-known artist Magdalena Abakanowicz produced her textile sculptures made of hand dyed row fibers and where the Textile Art Triennial – Łódź keeps the spirit of this artistic movement alive.
Eugenia Daniela Pistol and Alexandra Herta come from Romania where the Bucarest Academy is still named Academy of Fine Arts, Fiber & Tapestry Design and where Ritzi e Peter Jacobi’s mixed media tapestries have promoted this kind of artistic expression on the international scene.
Yana Drumeva was born in Bulgaria, a country that promotes Fiber Art at the Fine Arts Academy in Sophia. His teacher is Assadour Markarov, one of the organizers of the Fiber Art Triennial in Hangzhou, China.
Justina Monceviciute comes from Germany where she probably saw the work of the Jacobi couple who moved to that country and presented their work to Western Europe.
Zane Kokina was born in Latvia. The Valcellina Award organization has offered her a solo exhibition in the Liberamente hall. Latvia promotes craft textiles and applied art also by means of exhibitions in art galleries, museums, and state institutions.
As was the case in the previous editions, also this year a number of the seleced artists come from the Far East.
Both Nana Hamada and Sanae Hatano were born in Japan (Hatano now lives in Finland). Japanese work came to public attention in Lausanne for the fiber artists’ innovative paper pulp works that were created with the care and composure typical of zen gardens.
Wona Cho was born in Korea where many historical artists have chosen to use and promote the traditional Bojagi patchwork with light transparencies and chromatic overlapping.
Ying-ting Chen, Wei Jen Cheng, and Chiung-Yi Chung come from Taiwan, a country that sent many artists to the previous editions of the Valcellina Award probably encouraged by the universities.
Janine Shereos comes from the United States, as did Justin Randolph Thompson, who was offered a solo exhibition in the last edition of the Valcellina Award.
In conclusion, the young artists residing in Italy: Francesca Deplano, Anna Rose, Melissa Magnani, Laura Guerinoni, Livia Ugolini, Alice Gregori, Rubin Koldashi, Rachele Sabatino, Roberta Del Tin, Valerio Niccacci. The Valcellina Award has worked to spread the knowledge of Fiber Art in Italy: In the past years it invited historical artists to present their rich and diversified production, characterized by harmony and proportion, for the purpose of passing down their teaching to the younger generation. The Award has given its partner schools exhibition spaces, and awarded money prizes and internships to the Bologna Fine Arts Academy and the Koefia Fashion Academy, Rome.
Visitors to the exhibition will see how the young artists address the history of Fiber Art, what they have learnt from the founding masters, and what they are able to express.

Cantare l’arte tessile
di Francesca Agostinelli

L’arte tessile si configura come territorio creativo dalle possibilità infinite: la pluralità dei materiali, e delle tecniche offre ampiezze straordinarie e inutile risulta, come per lungo tempo si è fatto, definirne un argine in termini tecnico-espressivi o formali o in ultima analisi “linguistici” Questo suo porsi come dispositivo aperto, capace di dilatarsi e comprendere la pluralità, configura l’arte tessile come territorio contemporaneo sperimentale, sottratto agli steccati della “disciplina particolare”, dove tuttavia il valore dell’idea deve trovare traduzione in un dispositivo realizzativo nutrito di competenze certe, che consentono il corpo dell’opera nella sua dimensione ideativa, progettuale, realizzativa.
Ma se personalmente dovessi dire ciò che intorno al tessile muove il mio interesse direi anzitutto le strutture semplici che ne sono fondamento, da cui poi tutto si parte verso i territori pluridirezionali, mobili, interferenti, “possibili”, che caratterizzano la parte più viva della sperimentazione artistica contemporanea.
Partiamo allora dall’intreccio, dispositivo primo e meccanismo potentissimo, che dalla sua più semplice accezione conduce a sviluppi che richiedono saperi consapevoli, manualità evolute e pazienti. Ma l’interesse verso l’intreccio sta nel rilancio di senso cui si presta nella sua pur ovvia concettualizzazione: è facile individuare, nel principio su cui fonda, il superamento della dimensione puramente tessile per divenire metafora di ogni principio che regola il mondo visibile e non. L’intreccio incarna il principio stesso della relazione, che scende in campo a originare una situazione estetica quale risultante della dimensione dialogica degli elementi in gioco. Che al di là del materiale e del medium raccontano storie di partecipazione e coralità, di amori e passioni che si leggono in ogni punto cucito, in ogni filo ritorto e allacciato, in ogni intreccio, filo e nodo che qualsiasi materiale, purché flessibile, è in grado di offrire a questa dimensione vigile del contemporaneo.
C’è poi un’altra questione d’interesse particolare e che si riferisce ancora a un’origine. Questa volta dei materiali, accolti all’interno della fiber art seguendo un discrimine semplicissimo quanto rigoroso secondo cui tutto ciò che è flessibile è tessile. Insomma ciò che è rigido non va d’accordo col tessile e dietro al principio della flessibilità possiamo leggere metaforicamente l’orientamento verso un mondo fatto di relazione e reciprocità, di mutuo impegno nell’elaborare modelli di universi possibili, dove il soggettivismo cede il campo alla costruzione di qualcosa comune, che dovrà dirsi migliore di qualsiasi particolarismo e individualità.
Tutto questo meriterebbe ben più di questa mia attenzione. Di più merita certamente il senso di temporalità, di memoria e coralità, di pazienza e dono, di preghiera e canto di cui questo contemporaneo è capace.
Ma fermiamoci qua, al canto. Quale canto, dovessimo dire, risuona dall’arte tessile? Quale la forma musicale in grado di esprimere l’affondo di una origine e il suo giungere a noi attraverso il gesto piccolo trasmesso per generare grandi cose? Un canto semplice, che si lascia ascoltare e ancora porta l’eco di chi ha creduto nella libertà e nella fantasia per cambiare quanto dato e assegnato, per nascita e per destino, dalla vita.

The Song of Textile Art
by Francesca Agostinelli

Textile art is a creative realm open to infinite possibilities: The numerous materials and techniques employed permit an extraordinary range of applications. It is useless to set a fixed limit of technical, expressive or formal terms or linguistic parameters. Textile art, taken as an open field able to expand and contain multiple stimuli, deserves to be considered a contemporary experimental medium, freed from the boundaries of a particular discipline. At the same time, it must be able to express a complex idea based on a precise frame of reference that allows the work to assume its intended, planned, and appropriate form.
Personally, what attracts me to textile art are the simple structures that are fundamental to this art, and which allow all possible choices, giving origin to those complex, flexible, overlapping possibilities that connote the most exuberant side of contemporary artistic experimentation.
Fundamental is the act of intertwining, that is, the first and very powerful action that becomes an intentional craft and a patient and sophisticated manuality. However, my interest in the basic intertwining lies in the intrinsic significance contained in its obvious conceptualization: on the basis of its principles, it is easy to see beyond the surface textile dimension and understand it as a metaphor of every principle that runs through the visible and non-visible world. The juxtaposition embodies the vey principle of that relationship between the elements that results in an aesthetic condition. At the basis of the different materials and media employed, there is participation and togetherness, love and passion; stories are contained in every stitched, twisted, interlaced and looped thread, yarn, knot, and every pliable material of this contemporary art.
A further point of interest relates to the materials that are accepted as fiber art and to the rigorous condition that only what is flexible can be considered textile. In other words, what is rigid cannot be textile. Behind the principle of flexibility, we can metaphorically refer to a world based on reciprocal relationships and a mutual pledge to offer models of a possible universe where subjectivism gives way to the construction of a common wealth certainly better than any particular personal approach and individuality.
The subject here considered certainly deserves more attention than I have given it. More consideration should be offered to the feeling of temporality, memory, and togetherness, patience and donation, prayer and song that this branch of contemporary art can evoke.
But let’s consider the song. What kind of song resounds inside textile art? Which musical form is able to express the impact its origin has on us along with the fact that it reaches us thorough the small gestures that have generated great results? It will no doubt be a simple song that can be easily listened to, and still echoes of those who believed in freedom and imagination in order to change what life had assigned to them by birth and fate.

Premio Valcellina Award 2011 - 8° ed. - Mixing Cultures

Premio Valcellina Award 2011 Concorso Internazionale d’Arte Tessile Contemporanea 8° ed. – Mixing Cultures

GALLERIA FOTOGRAFICA / PHOTO GALLERY

GIURIA / JURY
Andrea Bruciati – Storico dell’arte e curatore / Art historian and curator
Anna Galtarossa – Artista / Artist
Daniel Gonzalez – Artista / Artist
Renata Pompas – Direttore del corso Digital Textile Design, AFOL Moda, giornalista, saggista / Digital Textile Design Course director, AFOL Moda, journalist, essayist
Lydia Predominato – Fiber artista, ideatrice e curatrice di mostre di Fiber Art / Fiber artist, fiber art event
maker and curator
PREMI – ARTISTI SELEZIONATI – OPERE / PRIZES – SELECTED ARTISTS – WORKS

PRIMO PREMIO / FIRST PRIZE
Kirstie Macleod – Barocco

SECONDO PREMIO / SECOND PRIZE
Zane Kokina – After M. Antonioni Zabriskie point or Long way into the dunes

TERZO PREMIO / THIRD PRIZE
Allison Lynn – 8th February: Hari Kuyo

PREMIO CALIMALA/ CALIMALA PRIZE
Milena Gabrijelcic – La pelle dei muri

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Santanu Das – A narrow stripe of mind

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Regina Degiorgis Jimenez – Beyond our heads, we are leaders

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Mariko Kobayashi – God of fox

YASIN BAYRAK – Memory
ALISIA CRUCIANI – 23 pietre letterate
CLAUDIA ATTILI – Sulle terre d’ombra
LIVIA UGOLINI – Passa parola
RUTA NAUJALYTE – 03/09/1981
DEEPA PANCHAMIA – Symbiosis
MIYUKI TATSUMI – The other side of the blind
LUCIA TRAVNIK – Ritual
MARLOES JONGEN – Wings
FEDERICA BURZI – Chroma
NORIKO TOMITA – Crogiuolo
SAYAKA MIYATA – V-e-r-d-u-r-e
KRISZTINA VIGH – Natural selection
YON-CHI LIU – Light worship
SIOU-HUA PENG – Light worship
YONG-RU JHAN – Light worship
JHE-GANG WU – Light worship
YU-SYUAN WANG – Light worship
YI-RU SHIH – Light worship
PEI-SHAN WU – Family album
CHIA-SHAN LEE – The world is assembled by a thread
YA-CHU KANG – Pillow talk
CHRISTIAN NICOLAY- Pillow talk

SAGGIO CRITICO / CRITICAL ESSAY
Descrivo il modo e nel frattempo procedo lungo la via
diAndrea Bruciati

Se dovessimo dare ascolto alla nostra percezione di uomini occidentali, il corso del tempo avrebbe una sola direzione, quasi evoluzionistica, mutuata da una concezione progressiva della Storia di hegeliana memoria: secondo il credo modernista vi è infatti avanzamento della società grazie all’accumulo in avanti degli accadimenti ma, come comprova la stessa fisica meccanica, esiste in realtà un margine di reversibilità.
Venendo alla elaborazione artistica, non più opere autoreferenziali o immobili da se stesse ma lavori precari allora, che nel loro essere ‘deboli’, molli e destrutturati, accolgono la relazione con l’altro e la relatività del loro stesso essere. Nell’esegesi dell’opera, questo comporta sempre un’azione retroattiva nello spettatore per cui ciascuna espressione artistica introduce nuovi assestamenti e ulteriori significati in base anche
al contesto in cui viene mutuata, proprio come la trama di un canovaccio che si modella su un volume o la fabbricazione ultima di un tessuto a maglie larghe. Forse il procedere operativo medesimo di chi affronta l’arte tessile, può essere accostato alla meta-narrazione di Lyotard, al lento indulgere della struttura nel suo formarsi, ad una visione pertanto plurale del tempo propria della condizione postmoderna. Al contrario di quello che affermava Hegel, l’arte non perde per questo di significatività, ma anzi guadagna in libertà, aprendosi a forme espressive inedite di straordinario valore antropologico.
Secondo questa prospettiva l’interesse si sofferma soprattutto verso l’opera di tre autrici che, modellando il tempo in funzione dello spazio, riflettono in maniera autorevole e sensuale sulla modernità della forma, che si declina in installazione. Nuove perché ataviche, esse tracciano percorsi vivificanti per una riflessione
inesausta dell’operare la materia. Attente nel formulare una voce narrante, frutto di abilità certosina e solide base concettuali, le tre autrici non si sono soffermate alla perizia tecnica ma l’hanno evoluta in forma d’arte galvanica, ad alta densità emotiva.

Così per Kirstie Macleod (UK, 1981), che in Barocco performa l’atto del cucire all’interno di un cubo trasparente: come un bulbo, una materia che implode generosamente, il tessuto broccato aumenta di volume e si arricchisce mano a mano. Implementandosi bulimicamente di forme decorative provenienti dalle diverse tradizioni tessili del pianeta, la scultura vivente, ora posta su di un palcoscenico, risulta insieme tableau-vivant e organismo dalla debordante crescita, nucleo germinativo che si evolve all’infinito.

Sempre di decostruzione della materia si tratta se si analizza il lavoro di Krisztina Vigh (H, 1976), che in Natural Selection sfalda la superficie della tela attraverso tre sezioni che assecondano, senza soluzione di continuità, una sorta di paesaggio tridimensionale. Le figure al centro fuggono da legante ed elemento di sconnessione nel contempo, portando l’intera struttura al collasso nella parte estrema e finale che, completamente abbandonata al suo destino, liquidamente si deposita al suolo.

Sempre di narrazione, desunta però dalle suggestioni cinematografiche di Antonioni, si parla per Zane Kokina (LT, 1982), che in After M.Antonioni Zabriskie point or Long way into the dunes recupera la capacità discorsiva del cucire, secondo una sequenza filmica a diapositiva. Otto pannelli documentano lo story-board di una sceneggiatura dimenticata, connotandosi quali quadri abrasi, dove le nuance del colore e le cancellature indotte dalle cuciture si sfilacciano in lande desertiche e distese lunari, liminari all’anima solipsistica dell’individuo moderno.

I describe the way and meanwhile I am proceeding along it
by Andrea Bruciati

If we should rely on our perception typical of western individuals, the course of time would have only one direction. I would say, an almost evolutionary one that has derived from a progressive concept of History of Hegelian memory: according to the modernistic creed, there is, in fact, an advancement in society thanks to the accumulated progression of events. However, as mechanic physics proves, there is actually a margin of reversibility. When we come to artistic creation, we do not have self-referential or motionless works any longer but precarious ones which, in their being “weak”, limp and dismantled, accept interaction with other
entities, acknowledging the relativity of their being. When interpreting an art work, the visitor carries out a retrospective action. In this way, each artistic expression introduces new assessments and further significances considering the context which is enjoyed.
We can make a comparison with a project that is modeled on a pre-set volume, or the final realization of a loose-knit fabric. Maybe the operational process of the textile technique itself can be matched with Lyotard’s metanarration, the slow lingering of the structure while getting formed, in this way accepting a plural vision of
time that is typical of the postmodern condition.
Contrary to what Hegel affirmed, art does not lose power of significance in this connection, instead it gains in terms of freedom getting in contact with uncommon expressive forms of anthropological value. Seen from this angle, our interest goes with a preference towards the works of three woman artists who, while modeling time according to space, authoritatively and sensually reflect on form modernity that becomes an installation. The three artists offer a narrating motif, thanks to their painstaking ability and solid conceptual bases.
They have gone beyond their technical ability and have produced forms of galvanic art, of a high emotional level.

We will cite Kirstie MacLeod (UK, 1981) who with her work Barocco makes a performance sewing while sitting inside a transparent cube: like a bulb, that is a matter that generously implodes, her brocade increases in volume, and gets richer and richer. Bulimically enriched with decorative forms coming from the different textile traditions of our planet, her living sculpture, positioned on a scene, is both a tableau vivant and an overflowing organism, i.e., a germinative infinitely evolving nucleus.

Krisztina Vigh (Hungary, 1976)’s work also belongs to the field of deconstruction. In her work Natural Selection she divides the surface of her work into three sections that show a continued sort of three-dimensional landscape. The figures in the center try to escape from a binding and at the same time disconnecting element leading the entire structure to collapse in its extreme and final part that, completely abandoned, comes down to the ground in a liquid –resembling manner.

Zane Kokina (Lithuania, 1982)’s inspiration goes back to Antonioni’s film suggestions. Her work After M. Antonioni Zabriskie point or Long way into the dunes uses the sewing technique to narrate according to a film sequence in the form of slides.. Eight panels document the story-board of a forgotten scenario, appearing as erased pictures where color hues and the erasing caused by the sewing fray to become desert lands and moon surfaces, i.e., the limit areas of the modern individual’s solipsistic soul.

Premio Valcellina Award 2009 - 7° ed.- Border Line

Premio Valcellina Award 2009 Concorso Internazionale d’Arte Tessile Contemporanea 7° ed. – Border Line

GALLERIA FOTOGRAFICA / PHOTO GALLERY

GIURIA / JURY
Andrea Bruciati – Director of the Contemporary Art Gallery ‘La Comunale’, Monfalcone (GO) and art critic /
Direttore della Galleria di Arte Contemporanea ‘La Comunale’, Monfalcone (GO) e critico d’arte;
Majda Božeglav-Japelj – Curator of Coast Galleries, Piran, Slovenia / Curatrice delle Gallerie Costiere Pirano, Slovenia
Marco Minuz Cultural – Office Representative, Pordenone / Ufficio Cultura del Comune di Pordenone
Patrizia Moroso – Moroso S.p.A.’ Art Director, Udine / Art director Moroso S.p.a.
Lydia Predominato – Fiber artist, fiber art event maker and curator / Fiber artista, ideatrice e curatrice di mostre di Fiber Art

PREMI – ARTISTI SELEZIONATI – OPERE / PRIZES – SELECTED ARTISTS – WORKS
PRIMO PREMIO / FIRST PRIZE
Sachiko Kitamura – Dalla memoria / From memory

SECONDO PREMIO / SECOND PRIZE
Pei Shan Wu – Serie Appesa / Hanging Series

TERZO PREMIO / THIRD PRIZE
Kaylyn Gerenz – La lupa di ogni giorno / Everyday She-woolf

PREMIO CALIMALA/ CALIMALA PRIZE
Beatrice Zucchermaglio – Tessere / Weaving

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Wandl Manuel – Chi è il cattivo? / Who’s the bad

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Justin Randolph Thompson – Rostra

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Elena Trakhtenberg – La poesia del vecchio telaio / The poetry of old weaving machine

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Sofia Vannini e Gemis Luciani – Dispositivo per la formattazione spaziale di un corpo / Device for the spatial formatting of a body

Josipa Stefanec – Verde / Green
Laura Guerinoni – Passaggio / Passage
Giulia Giannerini – Studio esposto di un corpo nascosto / Exposed study of a hidden body
Istituto Ipsia L. Zanussi’ (PN) classe IV A – Border Line
Zane Kokina – Come in uno specchio / Like in a mirror
Tiziana Abretti – Sindone contemporanea / Contemporary shroud
Jeremy Keenan e Mirto Karanika – Corde / Strings
Dovilè Triunaité – Fare strategie / Make strategies
Krisztina Vigh – Coperta / Blanket
Samina Seyed – Iran, un paese borderline / Iran, a borderline country
Bradly Dever Treadaway – Rami infissi / Embedded branches
Noriko Tomita – Senza titolo / Untitled
Elisa Maccioni – Angoli e forme / Angles and forms
Federica Bruni – Gobba (belli dentro) / Hump (beautiful inside)
Mae Kubota – Merletto sciolto / Melt lace
Ya-Ting Tai – Perdurare all’infinito di qualcosa / Endless of something
Chia-Jung Hou – Neutrale / Neutral
Chiung-Yi Chung – Visione spirituale /( )/sè / Spiritual Outlook /( )/self
Yasuko Inoue – Strato di confine / Boundary layer
An-Li Cheng – Soffocare / Smother
Birgit Sponer – Mein Fuss, my foot, il mio piede
Kate Freebough – Sogno in una scatola N° 2 / Dream in a box No. 2”
Seçil Özçinar – Ombra / Shade
Kazhito Maekawa – L’Abito del Corpo Ninja-robo (SASUKE) / Ninja-robo (SASUKE)
Havva Halaçeli – L’abito del corpo / Body dress
Silvia Piccin – 1980
Angelo Pantaleo – Prigioniero armeno / Armenian prisoner
Sylwia Kuznic – Senza titolo / Untitled
Agnieszka Świerniak – Senza titolo / Untitled
Natalia Tsvetkova – La foresta d’inverno / Winter forest
Aurèlie Chadaine – La bella addormentata nel bosco / Sleeping beauty
Christine Mockett – Fila d’alberi / Tree line
Haruka Kojima – Cubo da gioco / Fun cube
Regina Degiorgis Jimenez – Il tramonto di un dolore / The twilight of a pain
Marloes Jongen – Linea di storia / Story line
Firat Neziroglu – Derviscio / Dervish
Öznur Enes – Monte KAF / KAF Mountain

SAGGIO CRITICO / CRITICAL ESSAY

in allestimento…

Premio Valcellina Award 2007 - 6° ed.

Premio Valcellina Award 2007 – Concorso Internazionale d’Arte Tessile 6° ed.

GALLERIA FOTOGRAFICA / PHOTO GALLERY

GIURIA / JURY
Andrea Bruciati – Director of the Contemporary Art Gallery ‘La Comunale’, Monfalcone (GO) and art critic / Direttore della Galleria di Arte Contemporanea ‘La Comunale’, Monfalcone (GO) e critico d’arte
Daniela Degl’Innocenti – Curatrice del Museo del Tessuto di Prato, I / Curator of the Museum del Tessuto, Prato, I
Lydia Predominato – Fiber artista, ideatrice e curatrice di mostre di Fiber Art / Fiber artist, fiber art event maker and curator
Loredana Rea – Critica d’arte / Art critic
Stefano Sopelza – Responsabile contatti scuole e designer MittelModa / Shool and designer Contacts Coordinator MittelModa

PREMI – ARTISTI SELEZIONATI – OPERE / PRIZES – SELECTED ARTISTS – WORKS

PRIMO PREMIO / FIRST PRIZE
Margot J. Pernerstorfer – Posti Passati / Passed Places

SECONDO PREMIO / SECOND PRIZE
Christy Matson – Gradiente Rumore II / Gradient Noise II

TERZO PREMIO / THIRD PRIZE
Nao Fukumoto – Conchiglia sulla Spiaggia / Shell on the Beach

TERZO PREMIO / THIRD PRIZE
Deepa Panchamia – Syksy

PREMIO CALIMALA/ CALIMALA PRIZE
Maria Barbara De Marco – Confidenze / Confidences

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Magdalena Grenda – Geometria Organica / Organic Geometry

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Signe Meller Jensen – Appena Lavorato a Maglia / Barely Knitt

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Megan Price – Decisioni Divise / Split Decision

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Chloè Rousset – Frammenti di Paesaggio / Land in Rugs

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Parul Thacker – Luce tessuta / Woven Light

Magdalena Artusi – Preghiere Bianche / White Prayers
Anna Maria Atturo – Tela…Ordire il Giallo / Plain Weaving…Yellow Warp
Ulrika Berge – Scorrere / To Flow
Anthea Bush – Icarus III
Marzia Camerin – Ri-Legatura – Genesi / Re-Binding – Genesis
Alessio Campo Patrizia Miggiano – Gabbia Androgina / Androgynous Cage
Domenico Carella – Tappeto / Carpet
Maria Vittorio Castaldello – L’Inganno dell’Attesa / Deceitful Waiting
Daniela Costanzo Giorgio – Le temp Est Passè
Beatrice Da Col – Ri-Legatura – On the Road / Ri-Biding – On the Road
Muge Durmaz – Peperoncino Rosso Seccato / Dry Red Hot Pepper
Aglaia Haritz – Guerra II / War II
Matthias Holz – Due Strati / Two Layers
Chiara Intropido – Il Cuscino / The Cushion
Sunna Kangas – La Breve Storia del Respiro / The Short History of Breathing
Zane Kokina – Variazioni / Variations
Kazuhito Maekawa – Tu, Io e le Mele Avvelenate / You and I and Poisonous Apples
Marina Majcen – Ex Voto
Francesca Marcon – Connessione Impossibile…o Quasi! / Impossible…or Almost Impossible Connection!
Emma McClintock – Lavoro ad Ago / Needlework
Raffaella Norcini Pala – La Vita Stretta
Nadia Odorico – Germinatoio / Seed Tray
Yoshimi Okamoto – Senza Titolo – Untitle
Secil Ozcynar – Il Sogno del Dervisci / The Dream of the Whirling Dervishes
Veronica Pecci – Archivio Familiare / Family Files
Alessandra Ruo – Ossi di Seppia
Martina Sartor – Ri-Legatura – Il Libro / Re-Binding – The Book
Agnese Scavolini – Mattia / Matthias
Bianca Maria Sitzia – Ganesh Yantra
Linda Thalmann – 01 – Inizio/Fine / 01 – Begin/End
Justin Randolph Thopson – Foglia di Palma / Palm Leaf
Miriam Tourn – Eclissi 07 / Eclipse
Pei-Shan Wu – Rifugio Nr. 1 / Shelter No. 1
Nao Yoshimoto – Tessuto della Memoria ’07 / Texture of Memory ’07
Lidia Zhukova – Pesce Volante / Flying Fish

SAGGIO CRITICO / CRITICAL ESSAY

in allestimento…

Premio Valcellina Award 2005 - 5° ed.

Premio Valcellina Award 2005 – Concorso Internazionale d’Arte Tessile 5° ed.

GIURIA / JURY

Andrea Bruciati – Director of the Contemporary Art Gallery ‘La Comunale’, Monfalcone (GO) and art critic / Direttore della Galleria di Arte Contemporanea ‘La Comunale’, Monfalcone (GO) e critico d’arte

Anna Teresa bruni –  President of Le Arti Tessili Association / Presidente Associazione Le Arti Tessili

Vito Capone –  Artist / Artista

Carlo Clochiatti – Gallery owner / Gallerista

Renata Pompas –  Journalist, essayist and Teacher / Giornalista, saggista e docente

Lydia Predominato – Fiber artista, ideatrice e curatrice di mostre di Fiber Art / Fiber artist, fiber art event maker and curator

PREMI – ARTISTI SELEZIONATI – OPERE / PRIZES – SELECTED ARTISTS – WORKS

PRIMO PREMIO / FIRST PRIZE
Naoko Yoshimoto – History behind clothes

SECONDO PREMIO / SECOND PRIZE
Alice Pontini – Sogno

TERZO PREMIO / THIRD PRIZE

Annett Erfurt – Wood

PREMIO SPECIALE FRIULI VENEZIA GIULIA / FRIULI VENEZIA GIULIA PRIZE
Alessia Del Vecchio – Guerra e Pace

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Justin Randolph Thompson – Quilt

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Caterina Curzola, Elisa Scavazza – Developolaroid

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Claudia Kott, Marloes Jongen – € 4.340 € 54.25

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Alicja Frackowiak – Untitled

Sedef Acar – Jury

Giuseppe Autiero – Como quieres vivir tu vida

Danilo Busia – Cuscino da salotto

Carlotta Carzaniga – Radici

Lucia Cerri – Intreccio e seduzione

Daniela Costanzo Giorgio – Riconosci te stesso: il ballo della conoscenza

Cristiana Di Nardo – Forme non geneticamente modificate

Gulcan Batur Ercivan – Clustered

Virginia Fabris – Faccia a faccia

Elena Fregni – Senza titolo

Touko Hayashi – Ubur ubur.2 jellyfish

Aglaia Haritz – Naked

Eva Holubikova – Fat trash bin foam padding

Andrea Kalteis – Artificials

Sunna Kangas – 2 soldiers in love

Mika Kawamura – The erosion by silence

Zane Kokina – Selfportrait

Federica Luzzi – Black shell No. 5

Chieko Maeda – Pair

Mariana Minke – Prints

Firat Neziroglu – This is my life

Nadia odorico – Dubbio

Francesca Paolin – Tra cielo e fuoco

Megan Price – Fasterfaster

Elke Purgstaller – The window of dreams

Sophie Roet – Paper textile

Alessanra Ruo – Ossi di seta

Annette Sommer – Co-incidences

Manola Stefani – Tessere in libertà

Silvia Stella – Farenheit 45I

Emma Streng – Insideoutside suit

Sabine Teiner – Red poppy

Manuel Wandl – You’ll earn your living by the sweat of your brow, Genesis 3-19

Amayokasim Yamamoto – Chaos

Ludwika Zytkiewicz – Light and shadow 3

SAGGIO CRITICO / CRITICAL ESSAY

in allestimento…

Premio Valcellina Award 2003 - 4° ed.

Premio Valcellina Award 2003 – Concorso Internazionale d’Arte Tessile 4° ed.

GIURIA / JURY
Angelo Bertani – Critico e direttore artistico di Hicetnunc / Curator and artistic director of Hicetnunc
Alessandra Fanelli – Giornalista e deputy editor della rivista internazionale di design Modo / Journalist and deputy-editor of international design magazine Modo
Renate Maak – Artista tessile e Direttrice del Simposio Internazionale di Graz, Austria / Fiber artist, curator of International Fiber Art Symposium, Graz, A
Lydia Predominato – Artista tessile e docente dell’Accademia di Moda Koefia di Roma, I / Fiber artist, professor at Koefia International Fashion Accademy, Rome, I
Mimmo Totaro – Archidetto e artista tessile e curatore del Miniartextil di Como, I / Architect, fiber artist, curator of Miniartextil, Como, I
Gina Morandini – Artista tessile e curatrice del Premio Valcellina / Fiber artist, Valcellina Award curator

PREMI – ARTISTI SELEZIONATI – OPERE / PRIZES – SELECTED ARTISTS – WORKS
PRIMO PREMIO / FIRST PRIZE
Eva Holubiková – Bagno divertente / Fun bath

SECONDO PREMIO / SECOND PRIZE
Anna Pieta – Senza titolo / Untitle

SECONDO PREMIO / SECOND PRIZE
Yeasun Shin – Eutrofizzazione / Eutrophication

TERZO PREMIO / THIRD PRIZE
Ettore Tomas – Lamortelavita / Deathlife

PREMIO SPECIALE FRIULI VENEZIA GIULIA / FRIULI VENEZIA GIULIA PRIZE
Elisa Dreossi – Specchi dell’anima / Mirrors of the soul

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Mela Boev – L’anima (Piccole paure) / Soul (Petty fears)

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Jennifer Jeon – Viaggio personale, 1999 (Un anno dopo) / Personal journey, 1999

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Giuseppe Scala – Madame X

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Anne Storgard Petersen – Panini aperti / Open sandwiches

OPERA SEGNALATA / HONORABLE MENTION
Anna Rubin – Il tuo recinto / Your fances


Sedef Acar – Genesi / Genesis
Maria Antonietta Arnal Parada – Senza titolo / Untitle
Palmaletizia Barbato – Macina…RE / Grinding King
Margherita Carraio – Salomè
Victoria Carruthers – Flusso di fili / Flossed
Sarah Corona – Le ombre della vita / Life’s shadows
Elisa Costella – Accorpamenti / Grouping together
Valerio Cravero – Ground Zero
Cristiana Di Nardo – Mi sono sentita natura / I felt green
Maria Antonietta – Frisenda – Lacerazione / Tearing
Bean Gilsdorf – Mareada
Ainsley Hillard – Scioglimento inconscio / Unravelling unconcious
Filo Filò – Le tessere feltrate / Felt tesserae
Emma Johnstone – Percorso a Meandro / Meandering
Sunna Maria Kangas – Io sono vero? / I am, am I
Anna Krasowska – Il mio paesaggio / My landscape
Jane Lavery – Elenchi 1 / List 1
Marta Anna Licwinko – Trasformazione / Trasformation
Ingvill Maus – Cuba, decadenza e nostalgia / Cuba, decay and nostalgia
Francesca Messina – Legami / Ties
Lucia Pagliucca – Oltre lo sguardo dell’uomo / Beyound Man’s Sight
Krisztina Pogány – Il vestito / The dress
Nadia Puricelli – Rugissant tissage / Regissant tissage
Alessandra Ruo – Crisalide / Chrysalis
Victoria Smith – Eredità / Inheritance
Tomasz Szades – In costruzione / Under constraction
Valentina Stefánescu – Infiorescenza / Inflorescence
Vi Thang – Coda – Che storia stai ascoltando? / Queue – Wich story are you hearing?
Claudia Valenti – Promessa d’infanzia / Childhood promise
Lucia Vedovi – Sudarium 2K
Anna Yepremyan – Manoscritto con punti arancio / Manuscript with orange dots

SAGGIO CRITICO / CRITICAL ESSAY

Da Penelope ad Arianna. La Fiber Art come sfida al labirinto
di Angelo Bertani
Se è vero che il mito e uno dei modi di dare senso al reale, si potrebbe dire in passato la figura di Penelope ben si prestava ad essere assunta a simbolo di tulle le arti tessili, se non altro per sua eroica perseveranza nell’ordire l’inganno senza fine che teneva lontani i pretendenti, lei comunque fedele nell’attesa del ritorno di Odisseo, il suo altrettanto eroico marito. Ma come non vedere in quella strategia e in ogni altra tenace costruzione della trama e dell’ordito la volontà, magari ben dissimulata da gesto quotidiano, di contrapporre la la sicurezza all’insicurezza, l’ordine alla casualità, il kosmos al chaos. Infatti le coordinate tessili sono interpretabili come le più evidenti rappresentazioni metaforiche dell’esistenza quale ricerca di stabilità, di certezze e di valori condivisi.
Proprio per questo la figura omerica di Penelope poteva pure significare la ferma convinzione che le tradizionali coordinate dell’agire umano valevano come difesa nei confronti di tutto ciò che minacciava un equilibrio e un significato esistenziale faticosamente raggiunti. Del resto, in passato, la cadenza e la ritualità del gesto finivano con l’inserire tra la traina e l’ordito una concezione rassicurante del tempo come durata che si ergeva a difesa contro ogni pericolo che potesse provenire dal destino o dal caso.
Tuttavia l’uomo contemporaneo non gode più di queste sicurezze e di queste difese. La realtà, da ordinata qual era secondo il cardo e il decumano di visioni del mondo ritenute immutabili, si è ormai trasformata in un labirinto che ciascuno di noi è chiamato a percorrere al fine di trovare una propria verità, sia pure fragile e contingente. E se la trama e l’ordito della nostra esistenza non possono essere certi e lineari, dobbiamo allora assumere consapevolezza che il nostro viaggio deve percorrere altre vie, certo più tortuose e difficili, in cui il rischio di disorientarsi e perdersi diviene maggiore. Ecco allora che il mito più pertinente alla realtà odierna, specie nel campo artistico, non è tanto quello che fa riferimento alla paziente tenacia di Penelope quanto piuttosto all’astuzia appassionata di Arianna che ha permesso a Teseo di uccidere il Minotauro e di uscire vittorioso dal labirinto. Giovarsi oggi del filo di Arianna vuol dire essere in grado di orientarsi nell’ambito di una realtà sempre più articolata e complessa nei riguardi della quale non possono valere i soli
strumenti tradizionali. Allo stesso modo nell’arte, dove non esistono più i generi, e le tecniche non valgono per se stesse ma in rapporto allo scopo comunicativo che ci si prefigge, sfidare il labirinto significa anche entrare in una condizione di esplorazione che e di volta in volta ricerca di senso attraverso la sperimentazione e la conquista di forme diverse.
In fondo, proprio questo insieme di considerazioni ha guidato la giuria nella selezione delle opere ammesse alla quarta edizione del Premio Valcellina, la prima internazionale, dedicato all’arte tessile. Infatti quest’anno si e ritenuto dl dover segnalare in particolar modo non tanto o non solo la fedeltà alle tecniche tradizionali quanto un’interpretazione allargata, flessibile e duttile della Fiber Art. Naturalmente non si è caduti nell’ingenuità di premiare la stravaganza fine a se stessa, così come non ci si è mantenuti a tutti i costi ancorati a parametri di tipo accademico o tradizionale. Si è voluto invece esplorare proprio la zona limite che distingue e al tempo stesso non distingue la Fiber Art da altre forme d’arte. A fare da guida alla giuria è stato il filo di Arianna della qualità e della significanza delle opere in rapporto all’oggi, alla sensibilità e alla problematicità contemporanee. Con ciò non si è voluto davvero rinnegare il passato, la sapienza costruttiva tradizionale e cadere nell’indistinto per qualche velleità banalmente modaiola. Piuttosto si è inteso ribadire una scelta culturale che apre nuove prospettive invece di favorire una chiusura difensiva, che invita al confronto invece di coltivare il preconcetto nei riguardi di ogni possibile contaminazione. Certo, nel percorrere il labirinto delle forme artistiche contemporanee il Premio Valcellina ha imboccato una strada innovativa e per questo non facile e garantita: la Fiber Art dovrà saper recepire in nuovo senza però perdere una propria specificità, sia pure nella consapevolezza che ogni identità non è data una volta per tutte. Ma se non ci fosse nulla da esplorare non ci sarebbe neppure la necessità dell’esplorazione: e dunque è sempre meglio muoversi in un labirinto vitale che celebrare inutilmente un cumulo di polvere.

Premio Valcellina 2001 - Concorso Nazionale d'Arte Tessile 3° ed.

Premio Valcellina 2001 – Concorso Nazionale d’Arte Tessile 3° ed.

GIURIA
Renate Maak – Artista tessile e Direttrice del Simposio Internazionale di Graz, Austria
Sergio R. Molesi – Critico d’arte
Paolo Olivari – Architetto e giornalista esperto di design
Lydia Predominato – Artista tessile
Nane Zavano – Scultore

PREMI – ARTISTI SELEZIONATI
PRIMO PREMIO
LuciaPagliuca – Prorompe il grido

SECONDO PREMIO
Alessandra Ruo – Batavia

TERZO PREMIO
Giuseppe Scala – Tornido

PREMIO SPECIALE FRIULI VENEZIA GIULIA
Barbara Girardi – Pelle 01

OPERA SEGNALATA
Isabel Fernando Blanco – Calore umano

OPERA SEGNALATA
Caterina Morelli – Storie d’amore in camera da letto

OPERA SEGNALATA
Tomolo Kitada – Silenziosa costrizione

OPERA SEGNALATA
Andrea Recchia – Gabbia per esfoliazione tessile

OPERA SEGNALATA
Misoon Yeon – Offers

Annamaria Atturo – Senza titolo
Rosita Basta – Senza titolo
Alessandro Caioni – Senza titolo
Chen Kuang Chin – Cell
Kyoko Ishii – La composizione
Chiara Lampugnani – Les Papillon Collection
Marco Lanfredi – Lume di follia
Paolo Longari – Magma
Federica Luzzi – Black Shell n. 2
Emanuele Marconi – Senza Titolo
Elisa Mattiola – Abito Aquilone
Francesca Messina – Scatola tattile
Raffaella Norcini Pala – Senza titolo
Nadia Odorico – Skin
Valentina Ottone – Oggetti volanti – percorsi aerei
Martina Pagnanini – Giraffe: reperto n.1
Francesca Paolin – Essenza del busto
Valentina Pisu – Dispositivo tessile in sospensione
Doriana Roscioli – Aracne
Lucia Vedovi – Hekla

SAGGIO CRITICO 

Riconoscimento e promozione della creatività dei giovani, vittoriosa rivendicazione della dignità estetica dell’Arte Tessile, contestualità e globalità, tradizione ed innovazione in tre prestigiose edizioni del Premio Valcellina
di Sergio Molesi

Il Concorso Nazionale d’Arte Tessile “Premio Valcellina”, promosso ed organizzato da Le Arti Tessili Centro di Attività Culturali, Studi, Informazione, in collaborazione col comune di Maniago, è arrivato felicemente alla sua terza edizione.
L’importante manifestazione, a quanto risulta unica nel suo genere in Italia, ha perlomeno due rilevanti motivi per essere ritenuta un evento di primissimo piano nel campo dell’arte. E tali motivi vengono doverosamente e volentieri esplicitati da chi scrive, vista la simpatica consuetudine di inserire, nel catalogo della mostra dei lavori premiati, segnalati e ritenuti meritevoli di essere esposti, uno scritto del critico d’arte di volta in volta presente nella giuria del concorso stesso.
Il Premio Valcellina ha il merito di riconoscere e promuovere la creatività artistica dei giovani e di rivendicare una dignità estetica adeguata all’arte tessile, erroneamente ritenuta, anche in un passato recente, “arte minore” (peraltro in buona compagnia con altre e consimili discipline artistiche, anche insegnate negli Istituti d’Arte) a fronte delle cosiddette “arti maggiori” quali, poniamo, l’architettura, la scultura e la pittura. L’equivoco, peraltro in fase di definitivo superamento, nasceva dall’artificiosa contrapposizione tra l’aspetto “pratico” e l’aspetto “poetico” del realizzare prodotti riconducibili all’immagine e alla sua fruizione. In realtà le valenze funzionali, rappresentative, narrative e simboliche possono essere egualmente presenti in un’opera tessile e in un’opera, poniamo, di pittura. Ciò che fa la differenza, nell’uno come nell’altro caso, è il quoziente di creatività e di espressività e perciò, in ultima analisi, di “poetica‘’ del prodotto. Tutto ciò i giovani l’hanno capito benissimo e, per fortuna senza alcun complesso d’inferiorità, si cimentano nell’arte del tessile con l’assoluta e naturale sicurezza di chi sa di produrre immagini (funzionali, narrative, rappresentative, simboliche o aniconiche che siano che saranno considerate unicamente per i valori creativi ed espressivi di cui sono portatrici. E si può anche tranquillamente affermare che l’arte tessile (oggi qualificata a livello internazionale con la denominazione di Fiber Art), nel suo quasi alchemico coinvolgimento nella polimorficità della materia e nell’estrema varietà dei modi operativi, offre un ventaglio di possibilità creative ed espressive molto ricco ed articolato.
Nelle opere premiate, segnalate e presenti nelle tre edizioni del Premio Valcellina vengono usati materiali tradizionali collegati alla manipolazione della natura e materiali innovativi derivati dall’artificio della produzione tecnologica, vengono messi in atto procedimenti operativi propri della tessitura ed altri rispetto ad essa eterodossi, viene praticata la manualità plastica, viene esercitata la prassi compositiva e cromatica e persino perseguita la dimensione spaziale.
E’ evidente che il fiber artist, per definizione impegnato in modi operativi fortemente connessi al fascino che esercita la materia, opera con la sensibilità cromatica del pittore, con quella plastica dello scultore e con quella spaziale dell’architetto a fornire un prodotto di articolata e totalizzante (olistica) valenza creativa ed espressiva. Altro che “arti maggiori” e “arti minori”! Ma c’è: di più. I giovani fiber artists che hanno vittoriosamente animato queste tre edizioni del Premio Valcellina non si sono peritati di cimentarsi con i linguaggi dell’arte contemporanea, da quelli delle avanguardie storiche fino agli esiti concettuali dell’installazione, sia sul versante rappresentativo e simbolico sia su quello allusivo e aniconico, dando spazio, di volta in volta, alle esigenze dell’intelletto e alle pulsioni della sensibilità, alla conoscenza della mente ed alla sapienza del cuore, nel positivo muoversi tra progetto e destino.
Da ultimo c’è da dire che il Premio Valcellina è sorto nella zona pedemontana pordenonese che ha registrato in passato la presenza di una qualificata tradizione tessile. E’ proprio per mantenere viva la memoria di tale operoso passato e per stimolarne la rinascita, la moderna creatività dei giovani fiber artists viene ospitata nell’antico edificio della filanda, ristrutturato come prestigiosa sede espositiva. E’ questo un modo di perseguire la globalizzazione senza correre pericolo dell’omologazione, di rimanere inseriti nel contesto evitando il rischio della marginalizzazione, di legare vittoriosamente tradizione ed innovazione nella tensione a costruire un mondo migliore e a rendere possibile una vita più degna di essere vissuta.
Trieste, Bar Mauro, 18 Dicembre 2001, luna crescente

Premio Valcellina 1997 - Concorso Nazionale d'Arte Tessile 2° ed.

Premio Valcellina 1997 – Concorso Nazionale d’Arte Tessile 2° ed.

GIURIA
Carlo Ciussi – Artista
Carlo Clocchiati – Gallerista
Maria Massau Dan – Direttrice Museo Rivoltella Trieste TS
Lydia Predominato – Artista tessile
Stefania Severi – Critica d’arte

PREMI – ARTISTI SELEZIONATI – OPERE
PRIMO PREMIO
Vania Falcomer – La vita è un intreccio, il pensiero è un nodo

SECONDO PREMIO
Antonio Ranalli – Memoria di Magna Grecia

TERZO PREMIO
Eleonora Censorii – Occhio Tellurico

PREMIO SPECIALE FRIULI VENEZIA GIULIA
Anna Fadini – Ritmos

MENZIONE SPECIALE
Yolanda Carmona Arellano – Sfere di senso

MENZIONE SPECIALE
Angela Fazzari – Cappello Medusa

MENZIONE SPECIALE
Fabiana Sala – Patchworld. Ma che cosa è successo

MENZIONE SPECIALE
Maria Vittoria Sargentini – L’impermeabile


Giulia Acciardi – La cintura di Calypso
Katiuscia Albanese – L’isola che non c’è
Loretta Ambrosig – La parte razionale del mio io
Alessandra Arosio – Tessere la vita
Mariagrazia Bernardis – La palma della vita
Lorenza Boisi – Fortinbras II – L’uomo del destino
Cristiano Carciani – Bambolona in minigonna
Linda Donati – Alberi
Monica Dreossi – Il mare
Luisa Gentili – Tra terra e cielo
Romina Giglio – Preacher: il predicatore
Mi Kyung Han – Sogni irrealizzati
Massimo Lattanzio – Fiamma nel vento
Agata Lesniakowska – Le rivali
Clara Luiselli – Rivelazioni
Federica Luzzi – Vento
Maya Meidar – Fuori dal muro
Flavia Michelutti – Hands
Alon Moran – Superficie e quadrati
Daniela Negro – Vita
Nina Nemec – Due volti in una luce misteriosamente umana
Lucia Pagliuca – Via lattea
Cristina Ruggiano – Il silenzio
Paola Tovazzi – Immaginazione

SAGGIO CRITICO

Mesci, odorosa Dea, rosee le fila
di Stefania Severi
Il più bel velo di cui si abbia notizia e certo quello che, per le Grazie, tesserono e ricamarono le Dee dell’Olimpo: le Ore distendevano l’ordito, le Parche ordinavano la trama, Psiche raddensava la tela col pettine e Flora ricamava.
<<Mesci, odorosa Dea, rosee le fila… Or mesci, amabil dea, nivee le fila… Mesci, madre dei fior, lauri alle fila…>> cosi il Foscolo nel III Inno del suo poema Le Gazie.
L’ arte tessile e da sempre legata all’immaginario femminile, anche se molti uomini vi si sono dedicati, anche in antico. Forse ciò si è verificato perché essa richiede quelle doti di pazienza e di dedizione tenace che vengono indicate come peculiari della donna. L’arte tessile è stata posta sotto la protezione di Pallade, che e Dea non solo delle arti femminili ma anche della guerra di difesa e dell’intelligenza. La complessità dei ruoli della Dea e testimonianza dell’importanza, pratica ma soprattutto simbolica, che essa rivestiva, e, oserei
dire, riveste, come espressione di quella difesa dei valori che dalla famiglia si amplia ad includere la difesa della collettività civile.
Arte difficile, quella della tessitura, che richiede, oltre alla bravura tecnica, delle doti di spiccata creatività quando si vuole che il prodotto assurga dal piano artigianale a quello artistico. Arte non “minore”, anche se da troppo tempo la storia dell’arte l’ha relegata in una sorte di appendice, etichettandola in modo riduttivo. Ma basti pensare ad opere quali la Tapisserie de Bayeus o al paramento della Dame à la licorne perché quell’indicazione “minore” ceda il posto a quella di capolavoro.
Nell’ultimo secolo l’arte tessile ha subito profondi cambiamenti, in stretta relazione con i cambiamenti e del quadro economico-sociale e del panorama delle arti figurative. Se ciò da un lato ha comportato una drastica riduzione di coloro che vi si dedicano, dall’altro ha rafforzato, in coloro che l’hanno scelta come mezzo espressivo, la consapevolezza che il loro prodotto è, a tutti gli effetti, artistico, perché sottratto alla logica della ripetitività e dettato dall’urgenza di un discorso personale su base creativa. E’ cosi nata la Fiber Art, una forma trasversale di espressione artistica che usa come mezzo espressivo il filo (di paglia, metallo, plastica, lana, spago, seta, cotone, lana di vetro, fibre ottiche …) utilizzando tecniche tipiche della tessitura, quali l’intreccio di trama ed ordito, ma anche la stampa, il ricamo, il nodo, il collage, il ready-made… Forma trasversale perché attinge a suggestioni che vanno dal Futurismo (e come non ricordare gli arazzi di
Fortunato Depero, per altro eseguiti con uri paziente lavoro di cucitura a mano dalla moglie Rosetta che spesso ne interpretava liberamente i bozzetti) all’Astrattismo, con riferimenti tanto all’Astrattismo Geometrico che all’Astrattismo tout court fino a giungere all’lnformale. Ma ancora alcune opere possono essere indicate come Arte Povera, in riferimento alla sintesi segnica alla ricerca degli archetipi, o come Concettuale. Alcuni prodotti possono essere infine ricondotti alle tematiche Pop, specie nell’utilizzo di materiali industriali di largo consumo variamente enfatizzati.
Tale complessità di modelli di riferimento, se da un lato può sembrare deviante, dall’altro inserisce la Fiber Art nel più ampio dibattito artistico.
Il qualificarsi per lo specifico, quindi, se da un lato può sembrare riduttivo, dall’altro rafforza, negli artisti che vi si riconoscono, una specificità che ne sottolinea le peculiarità. E’ pertanto auspicabile che si conservino e si puntualizzino quegli elementi tipicizzanti, già da Foscolo poeticamente individuati, così che, rinnovandosi
ancor oggi il velo delle Grazie, si trovi sempre un’altra Dea alla quale esortare <<Mesci, 0 Flora gentile, oro alle fila… Mesci cerulee, Dea, mescile fila …>>

Premio Valcellina 1995 - Concorso Nazionale d'Arte Tessile 1° ed.

Premio Valcellina 1995 – Concorso Nazionale d’Arte Tessile 1° ed.

GIURIA
Gina Morandini – Presidente Associazione Le Arti Tessili
Lydia Predominato – Artista tessile
Irmgard Rapp – Corrispondente Textile Forum di Hannover, Germania
Giorgio Segato – Critico d’arte
Jorrit Tornquist – Docente di Teoria del Colore presso Politecnico di Milano, Italia

PREMI – ARTISTI SELEZIONATI – OPERE
PRIMO PREMIO
Barbara Salato – Divenire di un passo riflesso tra giochi di luci e trasparenze

SECONDO PREMIO
Cristiano Carciani – Lunga vita al manichino

TERZO PREMIO
Eleonora Milesi – La spesa è uguale per tutti

PREMIO SPECIALE FRIULI VENEZIA GIULIA
Mariagrazia Bernardis – Donna mostruosa

MENZIONE SPECIALE
Maria Cristina Mancinelli – A casa

MENZIONE SPECIALE
Lucia Pagliuca – Le colonne


Katiuscia Albanese – Omaggio a Klimt
Giovanna Barbieri – Dove ha perso la testa Maria?
Lorenza Boisi – Riconversione di memorie
Lucia Capri – Metamorfosi
Angela Casaril – Caragol
Patrizia Casini – Armonia di contrasti
Kerry Trevi Dolphin – Sheltered lives
Linda Donati – …come esuli pensieri…
Monica Dreossi – La libertà
Vania Falcomer – Senza tempo
Lorenza Gaiardi – Arazzo
Enrica Giubellini – Poseidonia
Massimo Lattanzio – Materia
Amarilli Lerzio – Fusione
Barbara Lerzio – Umanità
Federica Luzzi – Senza titolo
Evelina Marconi – Alga magica
Daniela Mazzucco – Ein schloss in un paradiso di lana
Carmela Milazzo – Il viandante
Daniela Negro – Arcobaleno
Valentina Ottone Caserta – La linea del cuore
Alessia Padoan – L’esatto contrario
Silvio Pin – Tensione
Roberta Piva – L’albero della vita
Nadia Pomposi – La natura vista attraverso il tessuto
Lucia Sellan – Fylla
Antonella Tana Valverdi – Omaggio al Messico

SAGGIO CRITICO

L’Arte Tessile, La Vita, Il Pensiero
di Giorgio Segato
Penelope: l’attesa, la trama, l’ordito, la vita, il pensiero, l’inganno, il farsi e il disfarsi; l’accumularsi e il decantarsi di esperienze, ricordi, impressioni; l’intrecciarsi e lo strutturarsi del filo in filo logico, in forma, in atto creativo; l’emergere della memoria, il coniugarsi di passato e presente, e il desiderio, la nostalgia progettuale di futuro. L’arte tessile mi fa pensare a tutto questo. E l’aver partecipato ai lavori della qualificata Giuria del Premio Nazionale Valcellina -1995, con Irmgard Rapp, Lydia Predominato, Gina Morandini e Jorrit Tornquist, ha ancora più rafforzato nella mia esperienza di critico d‘arte l’idea che nell’arte tessile e insita una delle più alte metafore del farsi della vita come logos, pensiero, discorso, progetto, comunicazione. Di qui risulta evidente l’importanza straordinaria che l’esercizio di quest’arte riveste come particolare manifestarsi della creatività e come eccellente disciplina formativa e didattica: il rapporto diretto con i materiali, l’elaborazione delle combinazioni delle texture in senso compositivo, tattile, cromatico, plastico, l’infinita possibilità di strutturazioni, i tempi e i modi tecnici di una manualità che costantemente impara e riflette, pensa e costruisce, immagina e traduce nella materia costituiscono tutti i “valori” sostanziali di un’attività che ha espresso ed esprime livelli altissimi di arte pura e altissimi livelli di artigianato artistico, confrontando costantemente ricerca e produzione funzionale, tradizione e innovazione.
Il concorso Valcellina ha ben rispecchiato questa condizione bifronte, per quanto, come tutte le arti manipolate, anche l’arte tessile correttamente intesa denunci sintomi assai gravi di abbandono e di dimenticanza, di perdita. L’iniziativa dell’Associazione Le Arti Tessili col suo Centro di Attività Culturali, Studi, Informazioni, acquista ancor più alti meriti promozione artistica e culturale poiché, da una parte insiste nella rivalorizzazione di un’espressione d’arte in cui certamente sono intrecciate in modo indissolubile le radici della nostra memoria artistica più profonda, dall’altra si apre a innovazioni, proposte, soluzioni capaci di accentuare l’incidenza degli aspetti progettuali e più squisitamente creativi sul mestiere, sullo specifico dell’arte. L’esito dell’iniziativa è ben visibile a tutti nella premiazione che ha evidenziato un’ampia gamma di aspetti: dalla ricerca più libera di tessiture di luce alla provocazione concettuale, dalla strutturazione di trame e orditi in organizzazioni plastico-architettoniche o in modulazioni in qualche modo scultoree.
Ma numerose sono le suggestioni forti che la Mostra riserva, con un uso della tessitura ad ampio orizzonte: dalle didattiche operative alle elaborazioni squisitamente tecniche, dalla proposta monumentale all’invenzione di volumi di forte suggestione organica con accese cromie, dalla costruzione di veri e propri paesaggi tridimensionali alla modulazione lirica astratta del colore come forma e contenuto dell’emozione esistenziale.